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L’Abruzzo e il decisivo 2012

29 dicembre 2011 @ 13:35 Categoria: Economia

[1]Pescara – L’Abruzzo ha fatto alcuni passi avanti nel 2011, ma il suo futuro si giocherà nel 2012, non solo in quanto parte dell’Italia, della zona euro e dell’Unione Europea, sottoposte a sfide senza precedenti, ma anche nella sua dimensione regionale.

L’incontro con il Governo del 21 settembre (con sblocco del FAS) è stato il momento più significativo del nostro 2011. Altri elementi positivi vengono dal lavoro di riordino dei conti pubblici, che ci auguriamo sfoci nei primi mesi del 2012 nella certificazione del pareggio dei conti della sanità, e dal raggiungimento degli obbiettivi di spesa dei fondi strutturali – anche grazie alla pressione esercitata dalle parti sociali.

Non siamo altrettanto contenti dello stato della riorganizzazione del Servizio Sanitario Regionale, perché l’importante accordo raggiunto il 3 agosto con il Presidente/Commissario Gianni Chiodi e con il sub-commissario Giovanna Baraldi su assunzioni e investimenti nella sanità del territorio tarda ad essere applicato e ancora non si fanno gli incontri a livello delle singole ASL, nonostante i ripetuti solleciti. Anche l’integrazione socio-sanitaria non marcia al ritmo giusto: il rinvio a gennaio 2012 dovrà essere l’ultimo, si proceda subito alla rideterminazione degli Enti d’Ambito Sociale e dei Distretti.

Il punto di maggiore criticità viene dal Trasporto Pubblico Locale. La Giunta e il Consiglio devono dimostrare capacità di fare le riforme per libera scelta, e non solo quando, come nella sanità, vi si è costretti. Guai a utilizzare il rinvio dei tagli disposto da Monti come pretesto per rinviare la razionalizzazione.

Non è ancora partita la riforma della pubblica amministrazione regionale: si è proceduto con l’accetta al taglio degli enti regionali, senza idea di quale sarebbe stata la mossa successiva. Una scena già vista con i consorzi industriali.

Complessivamente positivo, invece, il lavoro avviato nel settore attività produttive, con la proposta di legge regionale sull’industria e l’interazione di poli d’innovazione e reti d’impresa.

La sfida della crescita, decisiva per l’Italia, è particolarmente significativa in Abruzzo, la regione che nel decennio è cresciuta meno e in cui i bassi consumi interni danno all’economia il colorito pallido che ha nonostante gli eccellenti risultati dell’export. Grande preoccupazione per i posti di lavoro: la crescita del 2010 non ha riassorbito che parzialmente l’occupazione persa con la crisi del 2009, mentre la terza recessione dal 2000 rischia di avere pesanti riflessi sul lavoro. Positivi gli incentivi regionali e nazionali alle assunzioni a tempo indeterminato, ma ci vuole più formazione legata a politiche di incontro di domanda e offerta di lavoro.

Alla Regione e agli Enti Locali chiederemo di definire una strategia fiscale che alleggerisca il peso delle tasse sul lavoro, a partire dalla modulazione dell’addizionale regionale Irpef: il fisco è il crocevia per cui passano equità e crescita.

Bisogna dare continuità al confronto con il Governo, soprattutto è importante incontrare il Ministro Passera, che cumula la titolarità dello sviluppo economico con quella delle infrastrutture, per condividere modalità di sblocco del Master Plan e discutere di aree di crisi, contratti di sviluppo, contratti di programma e, appunto, infrastrutture, chiedendo di non essere fuori dalla cosiddetta “lista Passera” delle opere prioritarie. Al Governo bisogna chiedere di superare le difficoltà che si frappongono al riconoscimento della zona franca per L’Aquila, mentre in Abruzzo bisogna mettere fine alla continua conflittualità tra i livelli amministrativi che ha ritardato la fase 2 della ricostruzione e il rilancio economico-sociale del cratere.

L’Abruzzo, che ha allontanato da sé il marchio di regione canaglia e ha recuperato credibilità, deve ora muoversi di più sul piano sovra-regionale, per accelerare l’operatività della macro-regione adriatico-ionica e per costruire un’alleanza delle regioni adriatiche sulle infrastrutture, per ottenere il riequilibrio a favore della dorsale adriatica penalizzata dalle scelte di Trenitalia.


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