L’Aquila città sicura


Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha ordinato l’evacuazione di tutte le aree costiere della città in occasione dell’uragano Irene. Un esodo di oltre 250 mila persone in sei ore, un primato logistico internazionale. Il terremoto in Giappone – circa 30.000 volte maggiore di quello dell’Aquila nel 2009 – ha mostrato un paese organizzato non solo con modelli costruttivi e tecnologie all’avanguardia, ma anche in termini organizzativi e comportamentali.
Nel nostro paese, nonostante l’elevato numero di persone che vive in città ad alto rischio sismico, è difficile trovare similari forme di tutela sociale. L’Italia fa difetto in questo tipo di cultura. L’educazione alla prevenzione in queste nazioni organizzate, rappresenta un modello strutturato, affidabile e operativo 24 ore su 24. Se è vero che non è possibile prevedere i terremoti, è tuttavia possibile immaginare gli effetti di questi sul territorio e quindi le conseguenti misure di prevenzione e di assistenza. Non ha senso quindi parlare di rischio sismico indipendentemente da un’adeguata politica di prevenzione che concentri ogni sforzo là dove sappiamo con certezza che, in un futuro vicino o lontano, il terremoto tornerà. Il buon esito delle operazioni di evacuazione e/o di soccorso di una città in caso di sisma, non possono essere più affidate alla capacità di organizzazione spontanea delle persone colpite, delegando in tal modo, totalmente e passivamente, ogni attività di aiuto ai soccorsi in arrivo.
Il mondo ci insegna che occorre una politica seria di prevenzione, in grado di avviare da subito una serie d’iniziative politico-amministrative e tecniche da attuarsi sul territorio, come ad esempio: diffondere dei protocolli per le operazioni di evacuazione; indicare quali sono le autorità responsabili e le fonti di informazioni attendibili; informare su quanto previsto dai piani di protezione civile a livello locale per sapere che cosa fare e a chi riferirsi; creare una cultura della prevenzione fin dalle scuole elementari; addestrare periodicamente la popolazione per l’emergenza; fornire l’ubicazione di più ospedali e/o centri sanitari e i percorsi per raggiungerli; specificare i centri di raccolta/coordinamento e i ricoveri provvisori dove rifugiarsi in caso di allarme/evento; inviare automaticamente ai cittadini dei messaggi informativi e/o di allarme tramite televisione, radio, cellulari, sms, e-mail, totem multimediali, ecc.
L’Aquila che verrà non potrà essere una delle tante città “intelligenti” dagli effetti speciali, dove i benefici attesi potranno sintetizzarsi in qualche minima e parziale riduzione energetica. Dovrà essere una città che prioritariamente difenderà i propri abitanti dai terremoti, dalle esondazioni, dalla criminalità. In sintesi dovrà essere una città sicura. Per ridare fiducia e speranza a chi vuole vivere a L’Aquila, per fermare l’emorragia di persone che non ce la fanno più e scappano, per far tornare gli studenti nella nostra università. Una città sicura per consentire alle industrie di rimanere in un Nucleo Industriale oggi definito ad elevato rischio, con pericolo per la vita dei lavoratori e dei beni aziendali. Un rischio derivante dalla minaccia di esondazione di un ruscello, nel cui letto è oramai cresciuto un bosco con annessa discarica a cielo aperto. Senza che nessuno veda tutto ciò e senza che nessuna autorità intervenga per chiudere o mettere in sicurezza le fabbriche esposte a tale rischio esondazione. Pensiamo ad una città sicura, dove lavoratori e imprese possano vivere e prosperare in tranquillità per creare ricchezza e sviluppo, e dove il termine prevenzione non possa più essere confuso con gli attuali “scarica barile” o artificiosi “conflitti di competenze” che lasciano sfinire i problemi sui vari tavoli decisionali. Compromettendo in tal modo la vita delle persone e impoverendo il territorio.
Immaginiamo una città dove le informazioni si sposteranno su reti sicure per raggiungere i cittadini in tempo reale e in ogni luogo, sfruttando appieno la multicanalità. Una nuova città che dovrà avere una visione strategica per lo sviluppo competitivo del territorio, con un’attenzione particolare al progresso infrastrutturale e alla qualità della vita dei cittadini. L’espressione “qualità di vita” dovrà essere intesa come il vero sinonimo di “città sicura”, la chiave interpretativa che permetterà meglio di altre di indirizzare correttamente le scelte strategiche future.
Una “smart city” per essere realmente “intelligente” dovrà prima di tutto essere un ambiente sicuro. Non basta offrire soltanto qualche servizio tecnologicamente avanzato e pubblicizzarlo sui media in termini attrattivi; si tratta di creare le condizioni di tutela dei cittadini, fornendo un contesto in cui possa radicarsi e crescere in sicurezza la futura comunità.
Nella situazione di grande incertezza che caratterizza attualmente L’Aquila, si è diffusa una corrente sociale ed emotiva che si concretizza in un rilevante bisogno di sicurezza da parte di tutte le persone rimaste in città. Diceva Calvino che se “le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure” la vera sfida degli aquilani consisterà nel riuscire a mitigare le proprie paure rendendo più reattiva e sicura la città, e così facendo concretizzeranno i loro desideri di poter avere una vita migliore, cioè normale.



10 Gennaio 2012

Luciano Ardingo  -  Presidente del Gruppo SPEE

Categoria : Opinioni
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