Scienza e cultura nel processo di ricostruzione: un’ipotesi di lavoro


Come da più parti viene spesso segnalato, uno dei problemi legati alla assai difficile ripresa post-terremoto del nostro territorio è certamente rappresentato dalla stringente necessità di identificare chiaramente un progetto globale che, rispettoso della nostra Storia e delle nostre autentiche “vocazioni”, identifichi le (poche) linee maestre su cui indirizzare la ricostruzione della nostra Città e della nostra “Civitas”. Concordando in pieno con quanti riconoscono alla Cultura un ruolo chiave anche nel processo di ricostruzione, sono già intervenuto più volte sul tema, indicando con convinzione come una delle “vocazioni” su cui indirizzarci con determinazione sia quella di una “Città della Scienza” che, ponendo al centro l’Università (e le sue “eccellenze”), chiami a raccolta le importanti realtà scientifiche e culturali del territorio, le significative presenze industriali e gli Enti locali per l’elaborazione di un progetto globale cui siano chiamati a collaborare concretamente i principali Enti scientifici e culturali del Paese. In precedenti occasioni, proponendo alcune prime indicazioni di massima, ho avuto anche modo di sottolineare come un tale progetto si articolerebbe perfettamente nelle linee identificate dall’OCSE per la ripresa del nostro territorio, si inquadrerebbe in pieno nella prospettiva di rendere la nostra Città Capitale Europea della Cultura 2019 e, soprattutto, contribuirebbe a far fronte, almeno in parte, all’urgente ed inderogabile necessità di non disperdere le intelligenze dei nostri figli migliori, principale risorsa per una possibile, ma assai difficile, rinascita. Lodevoli iniziative di rilievo in questo senso sono già state intraprese: è importante, a mio parere, raccordare anche queste in un progetto globale che porti valore aggiunto al territorio. Torno oggi sull’argomento per riprendere, in questa ottica, un aspetto particolare (tuttavia, a mio parere, interessante) cui, per questioni di brevità, avevo solo accennato in precedenti interventi. Come più volte sottolineato da più parti, sfortunatamente, il nostro territorio rappresenta di fatto anche un enorme laboratorio post-terremoto; un laboratorio a cielo aperto su cui riflettere, raccogliere dati di importanza unica, elaborare (e forse sperimentare) nuove idee. Praticamente credo si possa affermare che non c’è settore della Scienza, della Tecnologia, della Cultura (ma, direi, non c’è settore della nostra vita) che non venga interrogato da questa immane tragedia, che non trovi nel nostro devastato territorio spazi di analisi, di riflessione critica, di elaborazione di idee e progetti. Alcuni colleghi, nei mesi scorsi, hanno già lodevolmente organizzato incontri, congressi, workshops dedicati al terremoto ed alle sue conseguenze in diversi settori scientifici e culturali. Forse tra i primi, il nostro gruppo organizzò, ad un anno dal terremoto, il Convegno “Osservazioni elettromagnetiche e gravimetriche relative al sisma del 6 Aprile 2009”, convegno che vide la partecipazione di numerosi esperti del settore, riscuotendo, al pari di altri, notevole interesse dagli addetti ai lavori. Riflettendo su questi aspetti, è quindi forse giusto domandarsi se questa nostra (ancorché triste) ricchezza di informazioni, coniugata con le competenze presenti nel territorio, non possa essere ulteriormente utilizzata per contribuire alla ripresa strutturale, sociale ed economica e per riproporre in qualche misura il nostro territorio all’attenzione internazionale (necessità peraltro inderogabile, stante anche il vergognoso atteggiamento, “rassicurante”o dell’oblio, proposto dalla stragrande maggioranza dei messaggi mass-mediatici). Penso cioè che, anche in questo caso, vale forse la pena di provare a fare un salto di qualità, ragionando sulla possibilità di promuovere e varare in maniera organica una stagione congressuale di durata forse annuale e di livello internazionale che richiami nella nostra Città, in successione ed a più riprese, i maggiori esperti in varie discipline per riflettere e lavorare sulle molteplici tematiche legate al terremoto. Penso di fatto ad una sorta di mega-congresso “continuativo e multidisciplinare” che, sotto un titolo comune riferito al Terremoto del 6 Aprile 2009, articoli in successione, di mese in mese (e con sottitoli appropriati) iniziative convegnistiche di spessore internazionale su argomenti inerenti il sisma e di interesse delle varie comunità scientifiche. Non ho certo le competenze per produrre un dettagliato elenco dei settori che potrebbero essere coinvolti in questa iniziativa. Ma esso certamente potrebbe includere, primi fra tutti, gli aspetti geofisici, geologici e sismologici, per poi eventualmente aprirsi, nelle settimane e nei mesi successivi, (sia detto solo a titolo di esempio e senza alcuna intenzione di invadere campi altrui) a temi ingegneristici, tecnologici, architettonici, urbanistici, paesaggistici, ambientali, storico-umanistici, documentaristici, di recupero di beni culturali, archeologici, artistici, di catalogazione e smaltimento delle macerie, di gestione delle emergenze e di protezione civile, per poi estendersi agli importantissimi aspetti economici, socio-sanitari, etc. Si tratta, ovviamente, di un elenco appena abbozzato che colleghi ed operatori culturali potranno certamente correggere, modificare, migliorare e completare. Naturalmente, non è detto che si debba intervenire in ogni settore. Si potrebbe certamente dedicare principale attenzione ai temi in cui sono presenti maggiori competenze e/o di maggiore interesse per il territorio. E d’altra parte a tutto ciò potrebbero certamente essere affiancate iniziative anche in campi diversi da quelli legati al sisma. Ben organizzata (e riconducendo ad un filone comune quanto eventualmente già si ha in animo di organizzare da parte di singoli gruppi) un’iniziativa di questo genere, presentata e pubblicizzata in maniera organica e globale, proporrebbe a più riprese la nostra Città all’attenzione del mondo intero, almeno nelle sue componenti culturalmente più avanzate, rendendola di fatto, per molti mesi, una vera Capitale Internazionale per tutto ciò che riguarda la cultura del terremoto (ma non solo). Auspicabilmente, i maggiori esperti di vari discipline potrebbero anche essere chiamati a costituire una sorta di “panel” di riferimento di livello internazionale per la nostra comunità, dopo essere stati coinvolti, non con una generica adesione, ma avendo soggiornato in Città per alcune settimane ed averne studiato attentamente realtà attuale, problematiche e prospettive. E’ chiaro, d’altra parte, che tutto ciò richiederebbe il coinvolgimento diretto, nella fase progettuale ed organizzativa, delle maggiori istituzioni scientifiche e culturali del Paese, la collaborazione di diverse Università italiane e straniere, quella di Società scientifiche nazionali ed internazionali ed, in settori specifici, quella di Ordini professionali. Alcune delle Società scientifiche potrebbero anche essere stimolate a focalizzare la loro attenzione su L’Aquila (come alcune hanno già fatto ed altre stanno facendo); in alcuni casi, potrebbero esaminare la possibilità di varare progetti scientifici centrati sul nostro territorio, sulle sue problematiche, sulle sue prospettive di ripresa, ed anche identificare il nostro territorio come un vero e proprio campo-scuola. Alcuni convegni di settore (o forse tutti) potrebbero poi prevedere sessioni di confronto con gli Enti locali e con quanti operano sul territorio per l’esame e la discussione delle problematiche emergenti ed anche sessioni aperte alla discussione con l’intera popolazione. Ovviamente a tutto ciò andrebbero affiancate tante altre importantissime iniziative di contorno (assolutamente essenziali nell’ottica proposta), quali, ad esempio, Mostre documentarie della nostra realtà (esportabili anche all’estero), Itinerari e Tours di documentazione, Eventi culturali, Tavole Rotonde su quanto sarà già stato fatto e, soprattutto, su quanto resterà ancora da fare; e tutte le iniziative che si riterranno utili per richiamare con forza l’attenzione politica sul nostro territorio. Resterebbe da domandarsi come fare ad iniziare, qualora il progetto venisse ritenuto interessante e fosse condiviso da Enti ed Istituzioni. Naturalmente andrebbe istituito un Comitato Promotore di spessore, per poi identificare un Consiglio Scientifico di livello internazionale. Ma, a mio parere, sarebbe determinante per il successo di un’iniziativa così complessa (ma anche in senso generale), l’identificazione o l’istituzione di una struttura di riferimento che possa funzionare come una sorta di Centro Servizi, agile, con competenze amministrative ed informatiche, oltre all’ovvia padronanza delle lingue. Questa struttura dovrebbe costituire riferimento permanente e stimolo per quanti intendano, anche da fuori Paese, proporre iniziative (ovviamente anche al di là dei temi trattati in questa nota). Ad essa spetterebbe il compito di coordinare e distribuire l’articolazione dei diversi eventi nel corso dell’anno, organizzare le indispensabili iniziative di contorno, diffondere presso i bollettini scientifici internazionali il calendario delle attività, realizzare ed aggiornare un sito web che dia permanente visibilità su scala internazionale all’intera articolazione delle iniziative, gestire la “pubblicazione” degli atti, etc.; insomma, curare con professionalità tutto ciò che promuova il progetto sotto il profilo operativo e gestionale. Certamente molti colleghi ed operatori culturali si stanno già attivando per organizzare eventi nei settori di competenza. Ma a me pare che la realizzazione di un progetto organico di questo genere potrebbe essere di grande utilità per una prolungata visibilità internazionale, per una promozione della Città come sede di Convegni, per un coinvolgimento di strutture e comunità nazionali ed internazionali, e per accreditare concretamente presso di esse la ferma volontà di rinascere anche affermandoci a livello internazionale come una “Città della Scienza”.



28 Ottobre 2010

Umberto Villante  -  Director International School of Space Science c/o University of L'Aquila

Categoria : Opinioni
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