Giornalismo e pappagallini ammaestrati (male)
L’Aquila – Scrive Franco Taccia: “Ho rivisto FORTAPASC , il film capolavoro di Marco Risi che di fatto è la storia di Giancarlo Siani, giornalista del Mattino, assassinato dalla camorra nell’85 per aver scoperchiato troppe pentole, per aver fatto il Giornalista, insomma.
Perche’ queste mie considerazioni? Per il fatto che da tempo, ogni giorno di piu’, provo fastidio nel leggere, sentire, vedere, gente che pratica il “giornalismo” con lo stesso metodo dei pappagallini ammaestrati che una volta, molti lo ricorderanno, durante i mercati o le fiere, tiravano fuori dalla cassettina un foglietto con su scritti i numeri del lotto da giocare, il futuro del cliente di turno e magari anche le previsioni del tempo, Peccato che, in quanto poveri pennuti, non fossero loro gli autori di quanto stampato sui rettangolini colorati. Erano solo i distributori dei foglietti, in cambio di un chicchetto di mangime.
Quasi impossibile, si parli di sport, politica, arte, musica, sentire o leggere qualcosa che non provenga dalla solita “velina”.
Che pena e che disgusto nel vedere inviati speciali che dopo un terremoto chiedono alla gente cosa faccia alle tre di notte, avvolta dalle coperte, dentro un’auto o che a qualche mese dal 6 aprile 2009 comunica “urbi et orbi” che a L’Aquila ci si avvia alla normalita’ perche’ un bar ha riaperto.
Ma la lista è lunga e comprende i mezzibusti (chissa’ se per il femminile si puo’ usare mezze/buste?) che con la faccia di bronzo, mentre milioni di persone faticano ad accompagnare al pranzo anche la cena, blaterano col sorriso a 34 denti (sicuramente ne hanno due piu’ del normale, per ridere meglio) parlando di ferie, panfili e Maldive, o tanto per banalizzare, chiedono ad un allenatore di calcio come ci senta dopo aver perso 4 a 0!
Per questo Giancarlo Siani è un nome di cui dovrebbero parlare piu’ spesso, anche senza “comando” e che dovrebbe comparire sui libri di storia, dove si parla ancora degli elefanti di Annibale (con tutto il rispetto per i mammiferi proboscidati ed anche per il condottiero), non pensando solo al fatto che come dicono a Napoli, e non solo li, tutti tengono famiglia”.
(Ndr) – Tutte le professioni, oggi, sono in genere peggiori di quanto fossero un tempo. Scende il livello della preparazione professionale, la cultura (che una volta serviva per fare i giornalisti…), scendono le retribuzioni, i contratti di lavoro, il rispetto della dignità dei giornalisti da parte dei loro datori di lavoro. Deborda l’arroganza prevaricatrice della politica.
Per fare il giornalista occorre superare un esame, per fare il padrone del giornalista occorre solo avere i soldi per comperare una testata. E’ il profilo del Paese che si incrina, sbiadisce, arretra, è che tutto peggiora, o sembra peggiorare nell’ammosciamento dei costumi, delle regole, dei livelli qualitativi. Giornalisti bravi ce ne sono ancora, pochissimi, ma il lavoro di giornalista in Italia è precipitato nei minimi livelli, perchè così il potere politico ha preferito che accadesse. Può leggere su un giornale che “il traffico procedeva a passo Duomo”, o in tv nazionale che “la Luna è la stella più luminosa del nostro cielo”, e nessuno verrà licenziato…
Bisogna considerare una fortuna che esistano ancora tre o quattro grandi editori padroni di grandi giornali, che mantengono una dignità: purtroppo sono cartacei, e non televisivi. Dobbiamo tenerci la Rai, che qualche volta riesce a tenere la testa fuori dall’acqua. Questa è l’Italia, questi gli italiani, caro Taccia.
Non potremo mai atteggiarci a svedesi o britannici, o olandesi o canadesi, perchè siamo italiani. Nel bene (pochissimo) ma soprattutto nel mare di male che ci circonda. Sta anche a noi, se ce ne accorgiamo, non arrenderci e non abbassare voce e toni, finchè ce la faremo.


Gianfranco Colacito















29 luglio 2012
11:20
Interessante la questione che però richiederebbe analisi complesse. Toppi i temi coinvolti.
In generale possiamo dire che la “cultura” di un popolo, o di una comunità o di una famiglia dipende da tre fattori.
La istruzione scolastica; l’ambiente relazionale nel quale si vive, i limiti alle capacità di apprendimento (biologiche) della persona che riceve i messaggi che poi vanno a costituire la “sua” cultura.
Bisogna premettere che gli uomini sono dei primati , ovvero sono “animali” con caratteristiche comuni alla specie.
Una caratteristica della specie é la facilità di ammaestramento.
E’ noto a tutti che le scimmie si ammaestrano più facilmente che le tigri.
La scimmia,batte le mani a comando e fa le smorfie ad un impercettibile segnale del suo ammaestratore.
Spesso mi sono domandato se le scimmie egli altri primati più evoluti si accorgano quando vengono ammaestrati.
La ammaestrabilità degli esseri umani in verità è nota da secoli.
Tutti i sistemi totalitari “ammaestrano” i loro giovani fin da piccoli perché restino loro ben impressi i principi e abitudini gradite ai “capi”.
La cultura italiana di questi anni è confusa perché é mancato un unico “ammaestratore”.
La scuola dove spesso non si “educano” ma si ammaestrano i giovani, ha subito significativi cambiamenti, nei metodi e nella selezione dei docenti, spesso privi di quella apertura mentale finalizzata a estrarre (e ducere) e potenziare le attitudini del giovane piuttosto che ad insegnargli ciò che si vuole impari a forza (ammaestrarlo appunto).
La confusione ideologica di questi ultimi decenni però non è di per se un danno sociale, anzi per molti aspetti è un arricchimento se genera confronti civili, ma certo crea disordine nell’ambiente relazionale in cui si vive e disorientamento nelle persone che desiderano solo vivere in un quadro di regole certe che non gli creino fastidiose incertezze comportamentali come invece avviene in quelle costituite da persone che hanno valori etici e morali diversi.
La calmierazione degli eccessi dovrebbe essere determinata da quella che ho chiamato la capacità biologica di apprendere e quindi di confrontarsi civilmente e razionalmente, con mente libera da preconcetti inculcati come assiomi. Si ripropone il dubbio: può lo scimpanzè ragionare liberamente senza tenere conto dell’ammaestamemento ricevuto? In verità lo sarebbe, ma solo se è intelligente!
Quando questa capacità di valutare i fatti senza pregiudizi (intelligenza) non c’é o è scarsa nascono i conflitti e le contraddizioni che Taccia e il Direttore hanno evidenziato.
Inspiegabilmente e illogicamente per scrivere su un giornale bisogna prima essere iscritti ad un albo che ti dia il bollino blu. Solo pochi riflettono sulle ragioni di questa disposizione e si pongono nell’ottica di valutare se siano ragionevoli nell’attuale contesto.
Ma questo non avviene solo per i giornalisti. Siamo pieni di consuetudini e superfetazioni del tempo ormai acquisite nella nostra cultura come ovvietà.
Anche il concetto basilare, origine di una corretta collocazione di tutti gli altri, ovvero: cosa sia giusto e cosa sbagliato, ha confini labili e a volte contrastanti.
Non resta che attender pazientemente che il tasso di logicità aumenti e gli uomini comincino a capire i limiti culturali della loro specie che nonostante i costanti progressi, ancora non ci ha permesso di uscire dallo stato di semianimalità che ancora contraddistingue la specie umana degli anni 2000 a.d.