Dopo sisma: “Sul cotto l’acqua bollente…”


L’Aquila – Dall’ing. Antonio Iorio riceviamo: “I proprietari di casa devono acquisire la consapevolezza della necessità di adeguare sismicamente i loro edifici essendo responsabili della sicurezza verso se stessi e verso i terzi. Così viene detto, tra le righe, dalle massime dalle autorità tecniche che si avvicendano intorno alla ricostruzione post sisma.
Ma ci domandiamo se non fosse compito dello Stato dare chiari indirizzi tecnici e sostegno economico per realizzare tale adeguamento.
Nel periodo di tempo 1962-2009 sono intervenuti innumerevoli provvedimenti di legge per le nuove costruzioni in zona sismica ma mai lo Stato ha avviato un programma economico serio per l’adeguamento sismico delle abitazioni.
I tecnici dicono che gli edifici non adeguati simicamente sono in Italia circa 1.000.000 per circa 20.000.000 di abitanti.
In verità lo Stato nell’ultimo decennio ha avviato un programma (molto limitato e con grande confusione) per l’adeguamento degli edifici pubblici e opere strategiche che interessa qualche migliaio di opere in tutta Italia.
Il terremoto dell’Aquila ha dimostrato che la debolezza generale degli edifici di abitazione – circa 35.000 – ha messo in ginocchio l’intera popolazione di 100.000 abitanti e l’intera economia del territorio contro 500 edifici pubblici gravemente danneggiati.
EDIFICI PRIVATI
A B C D E F TOTALI
55% 22% 3% 1% 18% 1%
36.501 8.711 1.843 644 18.826 3.830 70.355
B+C+D E+F
11.198 22.656 33.854

EDIFICI PUBBLICI
A B C D E F TOTALI
55% 22% 3% 1% 18% 1%
1069 424 60 28 343 27 1.951
B+C+D E+F
512 370 882

E’ meglio interessarsi di più dell’intera base della popolazione o degli edifici pubblici?
E’ iniziata la riparazione degli edifici di abitazione partendo da quelli meno danneggiati al fine di accelerare il rientro di più abitanti possibile.
Per quelli più danneggiati si deve ancora cominciare.
Nell’urgenza e disperazione della popolazione si cerca di fare tutto il possibile per riparare rapidamente con le risorse economiche messe a disposizione dallo Stato e dalla solidarietà degli italiani.
Ma anche ora, dopo questa sonora lezione, stiamo agendo per adeguare simicamente gli edifici?
La Protezione Civile ha dato sostegno per un adeguamento sismico parziale con livello di sicurezza fra il 60% e l’l80% rispetto ad un edificio di nuova costruzione e realizzato secondo le nuove norme tecniche sulle costruzioni, entrate in vigore il 1 luglio 2009 dietro la spinta emotiva del terremoto.
Gli edifici rimarranno parzialmente adeguati rispetto al livello di sicurezza sismica stabilito dalle nuove norme e quindi più o meno vulnerabili rispetto alle azioni sismiche.
Nel frattempo, si apprende dalla stampa, sarebbe in corso di emanazione un provvedimento di legge che impone l’assicurazione obbligatoria per il rischio sismico degli edifici, basata proprio sul livello di sicurezza delle strutture in riferimento alle sollecitazioni sismiche delle diverse zone e quindi con parametri di costo proporzionali alla sismicità e alla vulnerabilità: costi più elevati per le zone ad alta sismicità e più elevati in rapporto alla vulnerabilità degli edifici.
In prospettiva ci attenderebbe una tassa (assicurazione) piuttosto salata (altro che ICI) e per di più a favore delle società assicuratrici private che potranno costituire un giro d’affari colossale.
Ritornando alle riparazioni degli edifici, vediamo che lo Stato ha affidato il controllo economico delle pratiche per la ricostruzione al consorzio universitario CINEAS che ha nel libro soci molte compagnie di assicurazione e aziende di consulenza private che si qualificano come grandi esperti per la valutazione del rischio sismico.
Certo la loro esperienza è indubitabile al fine di stipulare polizze assicurative.
Detto CINEAS e quindi le assicurazioni e compagnie di consulenza private stanno acquisendo tutti i progetti per la riparazione degli immobili (B,C,D,E,F), per un numero totale di circa 34.000, con tutti i dati patrimoniali e tecnici e quindi sta costituendo la più grande e dettagliata banca dati sul patrimonio edilizio esistente.
Considerato che la perizia di un immobile – dati tecnici e amministrativi e valutazione di rischio sismico – costa non meno di 5.000 euro è evidente che CINEAS sta acquisendo una banca dati del valore per lo meno di 75.000.000 di euro.
In tal modo le assicurazioni potranno stipulare le polizze con sicuri profitti sui premi assicurativi (con un volume di affari in 30 anni e per 70.000 edifici di 19 MLD di euro, stima media 30.000 euro per 30 anni e per unità abitativa) che saranno applicati con precisione chirurgica, avendo acquisito dati di perizie così dettagliate che individuano anche il livello di rischio sismico e quindi il corrispondente premio assicurativo.
E’ evidente che gli edifici riparati con livello di sicurezza inferiore di quello degli edifici adeguati alle norme sismiche dovranno pagare prezzi di polizza più elevati: il danno e la beffa.
Appare necessario riportare nell’alveo della pubblica amministrazione – Stato, Regione – le procedure di controllo anche per garantire trasparenza, riservatezza e congruenza degli interventi e per ottenere il sostegno economico necessario per l’adeguamento sismico totale degli edifici.


30 Novembre 2009

Categoria : Dai Lettori
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Commenti
info.cse

12 dicembre 2009
10:35

Ing. iorio, Comprendo il suo ragionamnto che in pratica si riassume così:
1 Manca una sensibilità del pericolo sismico
2 Lo stato potrebbe chiedere di fare assicurare il prorpio edificio per ridurre la spesa in caso di sima con un premio proporzionale al livello di sicurezza sismica,
3 La Cineas potrebbe essere una delle compagnie assicuratrici che avrebbe vantaggi perchè potrebbe detenere molte informazioni utili
Concusione
4 Se passa questa proposta CINEAS guadagna molto e qundi bisogna riportare in alveo statale le informazioni sullo stato delle abitazioni.

Sugerisco il seguente
1 Manca una sensibilità del pericolo sismico
2 Lo Stato potrebbe chiedere di fare assicurare il prorpio edificio per ridurre la spesa in caso di sima con un premio proporzionale al livello di sicurezza sismica,
3 Le compagnie assicuratrici incasserebbero una montagna di soldi
4 In caso di sisma grave calamità naturale potrebbero non avere le risorse per pagare tutti gli assicurati e quindi potrebbero fallire.
5 Lo Stato dovrebbe intervenire comunque.

Se invece il suo ragionamento vuole dimostrare che un ente pubblico sarebbe più adatto ad intervenire nel processo di rilevazione e liquidazione dei danni, mi trova dacordo: ma devo consatare che lo Stato Italiano e i suoi funzionari, purtroppo non sempre si dimostrano effcienti come i privati.

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