Porta Barete c’è, che vogliamo farne?


L’Aquila – (di G.Col.) – Porta Barete ha restituito, nel corso di scavi recenti che prima di tutto ne hanno confermato la consistente struttura seminterrata, diversi reperti archeologici, il più noto dei quali è un leone di pietra, simile ad altri presenti nell’Aquilano e provenienti da diversi scavi. Insomma, è chiaro che il leone… andava di moda nei secoli scorsi. Eredità scultorea romana?
A parlare del valore archeologico della porta sono stati, incontrando la cittadinanza, Archeoclub Aq, Compagnia Rosso d’Aquila, Italia nostra, Jemo ‘nnanzi, Lega ambiente Beni culturali e Panta Rei. Benemeriti, altrimenti sarebbe solo ottuso silenzio.
L’iniziativa serve ad attirare interesse da parte di chi deve decidere qualcosa, e non decide nulla. Il problema – irrisolto ormai da mesi – è semplice: la porta, la sua antiporta con antico fontanile di pietra (ancora in grado di funzionare), la cinta muraria medievale, debbono essere recuperati oppure lasciati per altri secoli sotto terra e sotto cemento?
Il completamento dei lavori in viale Corrado IV (che torna a doppio senso di marcia il 2 febbraio) dà alla città un ingresso adeguato al traffico e all’estetica, ma soprattutto utilizzabile per un complesso panoramico e monumentale che cambierebbe del tutto l’aspetto (fino ad oggi squallido e deprimente) e il panorama della città sulla sua rocca. Dal viale, apparirebbero la cinta muraria e la monumentale porta con i suoi torrioni merlati: un invito ad addentrarsi nella città antica. Una cornice del tutto adeguata ad un tessuto urbano tipicamente medievale, come quello del centro cittadino che, appunto, è cinto da mura per almeno 5 chilometri.
La risposta, per chiunque abbia raziocinio, è chiaramente un sì sonoro. Tanto più che Porta Barete è lì, si indovina sotto il cavalcavia di via Vicentini, si scorge in quanto è riemerso. Basterebbe solo decidere di procedere. Ma non si decide nulla, a quanto pare soggiacendo a pressioni e bastoni tra le ruote. La solita aquilanata?
Un’altra aquilanata, purtroppo, che fa il paio con quella di chi oltre un secolo fa (ma dov’è mai stata la “città della cultura”?) decise di costruire via Roma e una serie di edifici, e poi un cavalcavia di cemento armato su via Vicentini. Inghiottendo Porta Barete, già amputata in precedenza della cinta muraria che prosegue (proseguiva) verso il palazzo di giustizia e viale della Stazione.
Nella serata culturale si è ribadito che i motivi archeologici e culturali non mancano: oltre al leone di pietra, inequivocabile, ci sono una antica targa dipinta (che parla di Porta Romana, proprio come oggi viene chiamata la zona), reperti lapidei, elementi architettonici di pregio, resti di archi e muraglie, un acquedotto che raccoglieva le acque piovane per alimentare il fontanile ritratto nelle antiche mappe, resti di pavimentazioni e piani calpestabili ancora sotterranee. E forse molto altro ancora da riportare alla luce. Chi sa se basterà per decidere di fare qualcosa che non sia inerzia dubbiosa e soggiacenza a diversi interessi. Se nel secolo 19° fu compiuto lo scempio di Via Roma, si rischia che nel 21° se ne porti a termine un secondo, ancora più grave.


31 Gennaio 2015

Categoria : Cultura
del.icio.us    Facebook    Google Bookmark    Linkedin    Segnalo    Sphinn    Technorati    Wikio    Twitter    MySpace    Live    Stampa Articolo    Invia Articolo   




Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Utente

Articoli Correlati

    Nessun articolo correlato.