Una perla di giustizia


In ogni caso il 30 settembre 2016 si scriverà all’Aquila una pagina di storia della giustizia italiana. Avremo una perla nel bene o nel male che sarà studiata e spiegata nei prossimi anni nelle facoltà di legge delle università italiane e non solo oltre che sui libri di storia.

Questo editoriale è il penultimo capitolo di una raccolta di editoriali iniziati il mese di aprile 2009, che mai avrei pensato di dover scrivere, a volte con toni non distaccati ma sempre veri e sentiti. L’ultimo capitolo, lo anticipo qui, avrà per titolo “Lo Stato italiano” e il contenuto sarà di una sola parola: Condannato o Assolto.

Mi riferisco alla questione del processo Bertolaso bis, nata a seguito della divulgazione della telefonata intercettata tra l’assessore regionale della protezione civile abruzzese Stati e l’ex capo della protezione civile nazionale Bertolaso alcuni giorni prima del sisma del 6 aprile 2009 preceduto da una riunione di esperti che avevano l’obiettivo di tranquillizzare la popolazione.

Il contenuto della telefonata fu divulgato da un quotidiano nazionale mentre il processo alla commissione grandi rischi era ancora in corso. Lo stesso processo si è concluso in Cassazione, a novembre scorso, con una condanna a 2 anni di reclusione dell’allora vice capo dipartimento della protezione civile nazionale De Bernardinis che rassicurò la popolazione attraverso i media prima ancora di sentire cosa avessero da dire gli esperti sullo sciame in corso. A ragion del vero gli esperti non dissero nulla essendo la riunione durata 30 minuti ed essendo anche loro solo strumentali a trasmettere con la loro presenza un contenuto deciso a tavolino a Roma.

All’indomani della condanna in cassazione mi sarei aspettato un atto di umiltà della Protezione civile nazionale che invece, dopo aver sempre osteggiato e mai collaborato per far emergere la verità, è rimasta arroccata sulla sua posizione di supponenza e di copertura dei vertici che decisero l’operazione mediatica. Niente, non c’è stato nessun messaggio e nessun atto simbolico ma anzi si è promosso il condannato ad una posizione di vertice di un ente di protezione civile come se nulla fosse successo.

Ora siamo alla fine dell’ultimo atto giudiziario ancora in vita per far emergere la verità, quello del processo Bertolaso bis che si sta svolgendo, come sempre nel silenzio mediatico che ha avvolto la vicenda della protezione civile nazionale, presso il tribunale dell’Aquila.

Martedì 20 settembre, durante l’udienza davanti al giudice monocratico Grieco, a parte il fumo teatrale generato dalla rinuncia alla prescrizione dell’imputato Bertolaso, c’è stata una vittoria per le parti civili in quanto, dopo 7 anni di battaglia legale, nel silenzio fatalista di una comunità intera, ovviamente indotto da come veniva presentata la cosa, hanno ottenuto la data per la sentenza di un tribunale della repubblica. Il 30 settembre 2016, un tribunale, dirà se Bertolaso ha organizzato attraverso De Bernardinis un’operazione mediatica o se invece De Bernardinis, da solo, inventò la riunione degli esperti sul posto dello sciame sismico, inventò i contenuti non scientifici di scarico di energia detti prima, durante e dopo la riunione degli esperti e gestì il silenzio della protezione civile, per 5 giorni, dopo aver osservato gli effetti sui media e sulla popolazione della sua operazione mediatica.

Per questo risultato giuridico sono molto contento perché a causa delle strategie di palazzo e a causa delle lungaggini dei tribunali italiani si è rischiato di far finire tutto il 20 settembre scorso senza una sentenza dopo aver passato anni a studiare le carte ed i documenti, in isolamento e con tante pacche sulle spalle accompagnati da sorrisetti compiacenti carichi di comprensivo fatalismo.

Ora dovrebbe andare in questo modo: il 27 settembre gli avvocati delle parti offese illustreranno al giudice perché l’imputato è da condannare senza ombra di dubbio e il procuratore generale della corte d’appello, che ha avocato a se le indagini dopo vari tentativi di archiviazione sempre rigettati dal giudice Gargarella, farà altrettanto chiedendo un numero di anni di pena per l’imputato.

Il 30 settembre ci sarà l’arringa della difesa dell’imputato che farà le sue considerazioni cercando di disconnettere il comportamento di De Bernardinis dal comando di Bertolaso e il giudice si ritirerà il camera di consiglio per dare la sentenza entro sera.

È una sentenza che farà storia e servirà alla città dell’Aquila in ogni caso, anche se la stessa fa finta di non voler più sapere nulla della questione a causa del taglio politico che si è dato volutamente alla vicenda e perchè anestetizzata dai tanti milioni di euro che lo stato, in questo caso sul banco degli imputati, sta riversando per la ricostruzione della città sul territorio.

Non ci sarà il tempo per un ricorso in appello a causa della prescrizione sui fatti che cadrà il 7 ottobre 2016 ma rimarrà una condanna o un’assoluzione.

Il giudice ci dirà se la telefonata è finta o se la telefonata è vera. Se è vera i contenuti non scientifici sono di per se l’arma attraverso la quale si è ucciso molti aquilani e la motivazione è da ricercarsi nell’ego dell’uomo e nelle manie di grandezza dello stesso. Ora non rimane che leggere il prossimo capitolo.



24 Settembre 2016

Pier Paolo Visione  -  Dottore Commercialista e Revisore legale in L’Aquila

Categoria : Editoriale
del.icio.us    Facebook    Google Bookmark    Linkedin    Segnalo    Sphinn    Technorati    Wikio    Twitter    MySpace    Live    Stampa Articolo    Invia Articolo   




Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Utente

Articoli Correlati

    Nessun articolo correlato.