L’Appennino si lacera come un lenzuolo tirato da due lati, a suon di terremoti


L’Aquila – I sismologi, che spesso hanno il dono di saper comunicare e divulgare il loro sapere, portano un esempio molto chiaro: l’Appennino è simile ad un lenzuolo che venga tirato da due lati opposti. Tira e tira, il tessuto si lacera e si generano faglie e terremoti.
Come quello che è stato avvertito a L’Aquila-Paganica due notti orsono, magnitudine locale 3,8.
A grandi linee conviene tentare di capire cosa sta avvenendo, che comunque richiede tempi geologici molto lunghi.
La catena appenninica si sta lacerando nel tratto centrale che include i territori dell’Umbria, del Lazio e dell’Abruzzo. Una parete si muove verso l’Adriatico, o meglio verso est nord-est. La parte opposta – quella verso ovest – rimane ferma. In mezzo lacerazioni e spaccature, ovvero faglie, e dunque fenomeni sismici.
La lacerazione si allarga abbastanza rapidamente (in termini geologici), da un millimetro e tre millimetri l’anno.
Come origine di tale fenomeno va guardata la placca adriatica, estremità della grande placca africana che spinge incuneandosi verso nord est. Nel lato est, spinge contro la Croazia, nel lato opposto si allontana dell’Appennino. Lacerandolo.
Immani e antichissime forze geologiche formarono le montagne, e oggi le spaccano.
Secondo alcuni studiosi tutti i grandi terremoti degli ultimi decenni tra Umbria e Abruzzo aquilano sono dovuti alla lacerazione e alla grande faglia che corre nel sottosuolo tra Umbria e la conca aquilana.


01 Aprile 2018

Categoria : Scienze
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