“Veleni & Verità” di Giulia Fera e Francesco Testa, un romanzo che ti prende l’anima


di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Uscito un anno fa, a febbraio, già in seconda edizione a luglio, il romanzo “Veleni & Verità” di Giulia Fera e Francesco Testa (Graus editore, Napoli, 2018) conquista lettori, apprezzamenti, buone recensioni e riconoscimenti. Recente il Premio Città del Galateo, nello scorso dicembre a Galatone (Lecce) dove il romanzo è salito sul podio. Riconoscimento più che meritato. Il libro si legge tutto d’un fiato. La scrittura è bella, piana, scorrevole, nobile, intensa. La storia ti prende la mente e il cuore, così densa di sensibilità, umanità, significati profondi e introspezioni, ma anche di sottili e laceranti conflitti che l’espressione incompiuta e rappresa dell’amore provoca. E l’ancestrale saggezza d’una sangoma, meglio della più eccellente analisi psicologica, che indaga ogni anfratto dell’anima dei due protagonisti Greta e Tommaso, dipanando l’intrico d’un rapporto d’amore assai complicato.

Stupisce ed intriga la capacità di Abeba – la sangoma, nel romanzo – d’indagare l’animo umano, attingendo all’antica sapienza del suo popolo africano. E a ciascun lettore pare di riconoscersi, ora nell’uno ora nell’altro dei protagonisti, giacché l’universo dei sentimenti umani è talmente ampio e cangiante che gli infiniti riflessi in qualche sprazzo ci riguardano, richiamandoci pezzi di vita e sofferte esperienze. Una storia tra tante storie “Veleni & Verità”, di gente del sud della generosa terra di Calabria. E di migranti sfiniti che su quelle coste ioniche approdano da terre lontane, fuggendo da guerre, fame, violenze e oppressioni. E’ un romanzo dove peraltro si rinviene il bandolo di un’umanità che sa riconoscersi, che presta una solidarietà autentica e spontanea. E s’illumina d’una fraternità che non fa conto delle differenze di lingua, pelle, cultura. Una fraternità essenziale prestata da gente semplice d’un borgo marinaro, cui prima di farsi domande il cuore impone di salvare vite umane.

Vi si narra la storia di Greta, donna colta e affascinante, impegnata in un progetto di ricerca che la porta a Punta Pezzo, all’estremità meridionale della Calabria, ad occuparsi di flussi migratori. Ai successi professionali fa però riscontro, sul piano sentimentale, il rapporto travagliato con Tommaso. Attorno alla loro relazione si sviluppano le storie d’immigrazione e d’integrazione, ma anche di dolore e sangue, di tanti altri personaggi concentrati tutti in quel lembo di terra: la sangoma Abeba, che mette a frutto la propria matriarcale saggezza per aiutare gli abitanti del borgo a superare i propri conflitti interiori; Spartaco, pescatore taciturno, giunto in quel luogo per ritrovare il senso della vita, dopo avere attraversato i falsi miti del carrierismo e del consumismo; Ahmed, giovane mediatrice culturale che si porta dentro il trauma delle mutilazioni genitali; Wekesa, salvata in mare mentre era incinta e alla quale, tuttavia, dopo il parto gemellare viene sottratto uno dei figli. “Veleni & Verità” è un intenso romanzo psicologico sulle relazioni di coppia, che apre squarci di verità scomode anche su temi attuali, quali l’immigrazione e l’interculturalità, e scabrosi come il traffico di organi.

Il romanzo è uno spaccato di storie di vita, ambientate in un piccolo lembo di costa calabrese, nei pressi di Villa San Giovanni. Terra bella e amara, dove approda un grande esodo di migranti fuggiti dalla guerra e dalla miseria, provenienti dalla Libia, Eritrea, Niger e altri paesi del sud Sahel, con tutta la loro vita racchiusa in uno zaino. L’alba di un settembre, con il mare dello stretto in burrasca, tanti barconi carichi di anime costipate come sardine e corpi senza vita restituiti dalla forte mareggiata. L’incantevole paesaggio delle coste calabresi si popola di migranti, diventa luogo di passaggio per tante persone che nutrono la speranza di raggiungere mete sicure. Ben presto, nei tanti luoghi raccontati, tra fantasia e realtà si svelano anche scene di crimine efferato, di gente assetata di potere, che usurpa un territorio e lo rende un campo contaminato di odio e veleni. L’approdo sulla terraferma crea un nuovo sistema di relazioni e di contemporaneità, un modo di stabilire il giusto rapporto e un codice comune di convivenza tra residenti e migranti. Un’enorme massa di migranti da tanti paesi e giunti dal mare, in cerca di una vita migliore o semplicemente per sfuggire alla fame, al dolore e alla morte. Oltre gli sbarchi dei tanti migranti e delle storie che li accompagnano, c’è la storia complicata di Greta, una giovane ricercatrice, e di Tommaso.

Abeba, una sangoma anch’essa arrivata dall’Africa qualche anno prima, già inserita nel contesto sociale, diventa il fulcro della narrazione, tanto è capace d’evidenziare le fragilità del genere umano. Questa donna si rivela una valida guida, un punto di riferimento capace di restituire dignità alle persone. Accorre in loro aiuto e cerca di dissipare i veleni insiti nelle vicende amorose tra Greta e Tommaso. Mette in rilievo le problematicità relazionali della coppia, svelando gli inganni propri dell’egoismo che inaridiscono sia il cuore che la mente. Troppi i flussi migratori e continue le fughe dalla realtà nell’accezione più ampia, nella disperata traversata della vita, tra i flutti del mare e gli abissi della propria coscienza. Il romanzo è una spirale di eventi, dialoghi, interrogativi, tormenti amorosi e conflitti, dipanati abilmente da Abeba, attraverso uno strumento efficace, quanto universale qual è l’amore.

L’abilità di Abeba diventa strumento di comunicazione potente, capace di mettere in risalto le forze e le debolezze umane. Crea in modo trasversale spunti di riflessione per tutti i partecipanti alla scena. La sangoma costruisce ponti tra le varie culture, che talvolta s’intrecciano e si fondono in nome dell’integrazione, in un caleidoscopio di sensazioni e sentimenti. Il romanzo pone in risalto il grande bagaglio di dolori e sopraffazioni, tradizioni, superstizioni e riti voodoo, traffico di organi umani e tutte le nefandezze di cui è capace l’uomo quando è privo di scrupoli. Svela storie inenarrabili di pratiche tribali, ma porge anche la nuova visione del multiculturalismo. Pone l’accento su molteplici questioni, ma soprattutto sull’universalità dei diritti, la cittadinanza globale, il ruolo pubblico della religione, le politiche dell’identità, come principio della reciprocità del riconoscersi, come architettura di senso nei rapporti tra gli esseri umani.

Dante Maffia, insigne scrittore poeta e critico letterario, in un’ampia recensione sulla narrativa di Giulia Fera e Francesco Testa annota tra l’altro: “[…] In “Veleni & Verità” i temi non soffocano mai la rarefatta bellezza della scrittura e la psicologia non appesantisce e non adombra, per esempio, l’analisi della relazione di coppia che si dipana con improvvisi momenti di situazioni scabrose. Lo stesso avviene quando si affronta il tema dell’immigrazione, che ne produce tanti altri, a cominciare da quello della interculturalità. Ma c’è di più, direi una sorta di spietatezza di indagine che va a scovare e a trattare del traffico di organi. Tutto però è dosato e reso con vero senso narrativo, così da evitare quell’andatura da documento che molto spesso, ultimamente, in romanzi che narrano di mutamenti epocali, come questo, ha preso la mano agli scrittori”.

Dante Maffia si pone anche la domanda di come abbiano fatto gli autori ad affrontare così tante problematiche in un romanzo tutto sommato breve. “[…] Una rara economia di dettato; una scrittura sempre ben calibrata e mai dissonante; una capacità di saper rendere le situazioni senza mai debordare verso gli eccessi o verso l’oscurità lessicale o puramente linguistica; una convincente rappresentazione di mondi che nel mentre sembrano doversi scontrare riescono a trovare una qualche soluzione. Non sono mai mancate le coppie che hanno firmato a quattro mani delle opere di narrativa. La più famosa, ultimamente, è quella composta da Fruttero & Lucentini, e devo dire che gli esiti sono stati quasi sempre convincenti e anzi a volte esaltanti. […] La penna di Giulia Fera e di Francesco Testa non cade mai nel languore della commiserazione o nell’alone del patetico pur affrontando tematiche così rischiose sul piano della adesione psichica, riesce a restare starei per dire obiettiva, capace di individuare il senso recondito di una quotidianità che ha risvolti intriganti, come deve essere nelle opere di narrativa […]”.

Insomma, “Veleni & Verità” è un romanzo che ti prende l’anima, con una narrazione ricca e davvero appassionante. Se ci può essere permesso, ne consigliamo vivamente la lettura, trovandosi nell’opera oltre la suggestione della storia narrata diversi e pertinenti stimoli di riflessione sui temi che agitano il difficile tempo che stiamo vivendo, con l’accentuarsi delle paure e degli stigmi verso i migranti, su cui una politica senza scrupoli e in cerca di facili consensi da tempo va soffiando, invece senza curarsi di governare il fenomeno migratorio con sapienza e con politiche di lungo respiro, in un passaggio epocale – come pochi altri nel passato – della storia dell’umanità.


28 Gennaio 2019

Categoria : Recensioni Libri
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Commenti
Saint Millier

19 febbraio 2019
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