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Voto, il parlamentino abruzzese e il futuro

9 febbraio 2019 @ 19:20 Categoria: Politica

L’Aquila – Il parlamentino abruzzese che sarà eletto domani (scrutini subito dopo la chiusura delle urne) sarà formato da 31 persone . I candidati a presidente – o governatore – sono quattro (area di centro destra, area di centro sinistra e non solo, area M5S e area di e 4 destra), i candidati consiglieri 428 in numerose liste a sostegno e partiti.
La Lega rientra nel centro destra, quindi è contrapposta al M5S. I gialli e i verdi corrono ognuno per proprio conto.
Previsioni sul vincitore non ne facciamo, e del restro sarebbe difficile formularne. L’esito stavolta è fortemente incerto e molto conterà l’affluenza alle urne. La forte presenza di big nelle ultime settimane avrà probabilmente un risultato in termini di affluenza, o almeno è logico ritenerlo.
I consiglieri sempre pagati come nababbi dovrebbero in prospettiva guasagnare – se il termine è giusto – di meno rispetto al passato. Ma sempre parecchio.
Il presidente del consiglio sarà scelto dall’aula. Stando allo statuto, le sedi di consiglio e giunta sono a L’Aquila capoluogo regionale. In pratica e da sempre la regione viene guidata da Pescara dove hanno sede la maggior parte degli assessorati. Il capoluogo è simbolico e teorico. La legge per L’Aquila capoluogo, come quella per la Nuova Pescara, sono rimaste nel cassetto, sono solo parole e roboanti promesse non mantenute dalla politica. L’Aquila è capoluogo per statuto regionale, punto e basta. Ma sostanzialmente il potere è altrove. Nelle mani di big politici e forze politiche gravitanti sulla costa. Nessun candidato ha espresso impegni diversi: il metodo in fondo conviene a tutti. La politica aquilana sempre più evanescente e sbiadita non ha mai mostrato capacità o volontà di modifica della situazione. Che ormai è fossilizzata da decenni in un generale quadro di declino ed emarginazione delle aree interne.
In questo Abruzzo squilibrato e pendente sarà scelto domani in futuro dei prossimi anni. Ma sarà grasso che cola se ci sarà un futuro, uno qualsiasi. Il momento politico nazionale è fumoso, confuso, litigioso. Figuriamoci quello periferico.
Gli elettori possono sempre imprimere un obbligo di cambiamento, se hanno chiare visioni di quanto accade. Vedremo quale sarà la risposta delle urne, l’unica possibile nello stato democratico.


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