Fossili e grotte:il convegno sulla paleontologia in Abruzzo


San Valentino – Denti di squalo da Lettomanoppello, ammoniti dal Gran Sasso, riccio marino da San Valentino, coralli da Cima Murelle, pesci fossili da Abbateggio, spugne e stelle marine: domenica 3 novembre, il borgo di San Valentino in A.C. ospita la prima conferenza sulla paleontologia in Abruzzo, in particolare sulla ricerca dei materiali e sui numerosi reperti fossili, rinvenuti nelle grotte sparse sul territorio regionale.

L’evento, in programma domenica mattina, alle 9, nelle sale del Museo dei Fossili e delle Ambre di San Valentino, rientra nel calendario di “Strisciando 2019”, raduno internazionale di speleologia, in corso in questi giorni a Lettomanoppello.

Parleranno il paleontologo Andrea Di Cencio, il geologo Silvano Agostini e la paleontologa M. Adelaide Rossi, per conto della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo.

“I molti fossili racchiusi nelle rocce e nei sedimenti della nostra regione raccontano una storia lunga oltre un centinaio di milioni di anni” – ha affermato Adelaide Rossi, che in questi giorni sta curando, insieme all’Associazione Amici del Museo dei Fossili e delle Ambre di San Valentino, la nuova collezione di animali del quaternario e una ampia sezione di paleoantropologia che riguarda le origini e l’evoluzione della specie umana.

“Il meraviglioso ecosistema delle grotte – ha aggiunto – ha preservato nel tempo i resti di antichi ospiti occasionali, stanziali, predatori o predati: gli orsi e i leoni delle caverne, o gli orsi bruni deceduti nel corso dell’ultima grande glaciazione del Würm, e ancora cervi, stambecchi e camosci, ma anche resti di specie insolite, come testimonia la mandibola di un macaco”.

Il Museo già ospita una interessante sala dedicata ai fossili della Majella, che racconta circa 165 milioni di anni di storia naturale quando tutto era mare e atolli corallini, acque calde e squali che nuotavano indisturbati.
Il Museo inoltre accoglie una Sala delle Ambre e une interamente dedicata ai dinosauri, particolarmente gradita ai giovani visitatori delle scuole primarie e secondarie.
“L’Abruzzo è ricco di impronte di dinosauri, scogliere coralline in mari cristallini, dove nuotavano squali, delfini, pesci oggi non più presenti nel Mediterraneo – dichiara Silvano Agostini -. Dopo la definitiva emersione delle montagne dell’Abruzzo che oggi formano la catena appenninica, le pianure e le conche interne hanno ospitato laghi e ampi fiumi attorno ai quali abitavano ippopotami, rinoceronti ed elefanti”.


01 Novembre 2019

Categoria : Cultura
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