Scuola e igiene: in Italia la situazione è sconfortante


L’Aquila – (a cura di Flavio Colacito)*. Attualmente è molto acceso il dibattito riguardante la chiusura dei plessi scolastici, anche in presenza di alcuni casi di pazienti risultati positivi in alcune regioni e città, con un vero e proprio “braccio” di ferro tra governo e amministrazioni locali. Tuttavia sappiamo bene che i luoghi pubblici, come le scuole, dovrebbero garantire il rispetto di tutte le norme igieniche più elementari, principalmente se teniamo presente che in molte di esse sussiste l’annoso problema delle classi “pollaio”, aule che contengono spesso più di 26 alunni, con docenti e personale educativo esposti a scarsi ricircoli dell’aria, finestre talvolta rotte, ambienti poco umidificati e secchi, ma, principalmente poco curati in termini di pulizia e sanificazione, senza contare i contatti diretti o ravvicinati tra le persone. Quanto sarebbe gradevole poter usufruire quotidianamente di ambienti puliti, profumati e accoglienti? Un sogno per tantissimi studenti, una realtà da Paese scandinavo, in Italia quasi fantascienza. La questione dell’igiene nelle scuole italiane, soprattutto ora alle prese con la diffusione del Coronavirus, è tornata prepotentemente d’attualità, in quanto la pulizia degli ambiente ha a che fare con la sicurezza, con la salvaguardia della salute propria e altrui, e non dovrebbe essere mai una sfida quotidiana, dove genitori, allievi, insegnati, devono spesso sopperire a certe mancanze attraverso un vero e proprio volontariato civile, buone azione promosse da questi che si concretizzano attraverso l’acquisto di materiale igienico-sanitario, collette, per ridare un minimo di dignità agli ambienti scolastici. I dati raccolti nel XV Rapporto sulla sicurezza delle scuole di Cittadinanzattiva – condotto su 75 edifici scolastici di 10 regioni – parla chiaro: l’igiene nei bagni scarseggia. La polvere rilevata riguarda il 29% di essi, la sporcizia generica è presente nel 16% dei casi, assieme ai cattivi odori nel 21% delle strutture monitorate, elementi che vengono considerati, oramai, parte del contesto scolastico scolastico generale. Andando più nello specifico la situazione non migliora e se si osservano con maggiore attenzione i dati presi in esame, si scopre che 1 bagno su 2 è sprovvisto di carta igienica, con quasi la metà delle scuole comprese nel campione, pari al 47%. Nel 16% dei casi si nota la diffusione della sporcizia, riguardante soprattutto polvere, mozziconi di sigarette, puzza di fumo diffusa. Attualmente sappiamo come, lavare regolarmente le mani con del liquido detergente, specie se quest’ultimo contiene dell’antibatterico, sia una necessità se si si vuole contrastare il Covid-19, ma in Italia è una vera impresa rifornire i bagni con sapone per le mani e salviette per asciugarsi, quasi un ‘lusso’ che possono permettersi pochissimi privilegiati. Infatti il primo manca nel 64% dei casi, mentre gli asciugamani sono assenti nel 77% delle scuole analizzate. Tirando le somme, risultano in numero esiguo gli studenti italiani che, nel loro percorso scolastico, hanno avuto la “fortuna” di trovare un sapone, liquido o solido che fosse, nei bagni, senza contare che 1 scuola su 5 risulta, purtroppo, priva di bagni per disabili nel 19% del campione totale. Sarebbe opportuno che, al di là delle polemiche poco costruttive dei giorni scorsi, in Italia divenga attiva la politica della prevenzione, parola di cui molte volte si abusa, che non trova attuazione negli investimenti economici da destinare, come in questo caso, a tutti quei settori dove in ballo c’è l’incolumità degli individui che, la carta igenica o il sapone, non dovrebbero mai portarseli da casa, tanto più in una situazione delicata come quella che stiamo vivendo.

* Psicopedagogista – Dottore di Ricerca in Medicina Preventiva e Sanità Pubblica


29 Febbraio 2020

Categoria : Salute & Benessere
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