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Pacini

Ordinanza 3870 …ma avete capito che dovete pagarvi una parte dei lavori?


Il 21 aprile scorso è stata pubblicata l’ordinanza n 3780.
Dalla stampa é stato dato risalto alla revoca dei contributi per l’autonoma sistemazione per chi possiede una casa non locata e altre disposizioni di forte impatto mediatico, ma la disposizione più grave per le conseguenze che comporta sull’intera ricostruzione è passata inosservata, forse perché difficile da capire ad una prima lettura superficiale.
Il legislatore, all’art 1 ribadisce l’obbligo per i progettisti di portare i margini di sicurezza degli edifici Classificati E ad almeno l’80 % di quello risultante dall’applicazione delle norme tecniche vigenti, assunto pari al 100%.
IL LEGISLATORE CHIARISCE BENE CHE SE SI SUPERA L’80%, OVVERO SE SI RENDONO GLI EDIFICI PIÙ SICURI DEL LIMITE MINIMO, I PROPRIETARI DEVONO PAGARSI LA MAGGIORE SICUREZZA!
Un guaio serio per chi ha optato per gli isolatori sismici che di solito garantiscono il rispetto del 100% delle norme tecniche, perché dovranno pagarsi il 20% dei costi dell’intervento.
Prima dei chiarimenti dell’ordinanza 3870 tutti i progettisti avevano capito che sarebbe stato necessario garantire “almeno” l’80% degli adeguamenti previsti dalle nuove norme tecniche. Non si era parlato mai di oneri a carico dei proprietari se si superava la soglia dell’80%!
I progettisti, che potranno fare ora che i progetti sono stati in larga parte già redatti e i collaboratori pagati? Ricominciare tutto a loro spese?
Molti si erano scervellati per trovare le migliori soluzioni che garantisse la massima sicurezza in caso di sima dopo aver passato l’estate ad imparare le complicate norme tecniche frettolosamente varate a luglio, proprio per aumentare la sicurezza degli edifici. Ora invece si dice loro che devono rifare le progettazioni per riabbassare il livello di sicurezza o informare i loro clienti che devono pagare qualche centinaio di migliaia di euro.
Insomma un bel “botto” di cu però non sento ancora l’eco.
Vediamo invece la questione dal punto di vista dei danneggiati.
Il legislatore suggerisce una soluzione per calcolare la spesa a loro carico. In pratica:” se non riuscite o volete modificare il progetto allora parametrizzate la spesa in funzione della maggiore resistenza strutturale conseguita rispetto all’80% minimo.
Il legislatore nell’ordinanza, fa anche un esempio per togliere ogni dubbio interpretativo. Si deve moltiplicare il costo dell’intervento per l’80% e dividerlo per la percentuale di sicurezza ottenuta con gli intereventi di consolidamento.
In pratica per un intervento il cui ripristino costasse 1 milione di euro e la percentuale di adeguamento conseguita coi lavori fosse del 90% ovvero il 10% più del minimo necessario, si dovrà moltiplicare 1.000.000 per 80% e dividerlo per 90% = 888.888,88 che determinerebbe la somma di 111.111,12 (centoundicimila) a carico dei proprietari, naturalmente se tutti sono d’accordo, perché trattandosi di “innovazione”, secondo il codice civile sulla comunione dei beni, presumo ci voglia l’unanimità.
Questa nuove disposizioni non potranno che inasprire i rapporti tra i condomini, i progettisti e le imprese qualora avessero già sottoscritto i contratti. Sopratutto confermeranno il clima di insicurezza e farraginosità legislativa che sta caratterizzando il sisma abruzzese di cui già si era avuto sentore con la vicenda del prezzario e le variazioni dei prezzi delle fibre di carbonio..
Tralascio di parlare di come dovrebbe essere dimostrato da progettista il raggiungimento del fatidico 80% di adeguamento rispetto alle norme, perché la questione è di esclusiva pertinenza degli ingegneri bravi, che presumo si ingegneranno per studiare interventi di consolidamento che superino di poco la soglia minima dell’80% facendo attenzione però a non scendere sotto, perché altrimenti i loro clienti perderebbero il diritto al contributo.
Peggio andrà per gli ingegneri meno bravi che, non sapessero individuare le variabili utili per dimostrare che, nonostante la struttura sia adeguata al 100% questa risulti invece adeguata “formalmente” solo all’80%, al solo fine di “gabbare legalmente” il legislatore, applicando le sue stesse leggi.
Solo un lato positivo: ci sarà lavoro per periti e avocati.


08 Maggio 2010 - 16:00

Giampaolo Ceci  -  Ingegnere