Il sisma visto dai professionisti
Il terremoto abruzzese ha costituito una considerevole opportunità per i professionisti locali che ha “mosso” un mercato in stanca.
Gli incarichi professionali dai privati sono piovuti a pioggia. Niente di male se qualcuno se li è pure andati a cercare.
Per quelli pubblici c’è tempo, ognuno si arrangia coi santi in paradiso che ha, siamo pur sempre in Italia!
Chi vivacchiava, ora probabilmente non sa dove mettere le mani per rispondere alle richieste di consulenza e progetti. Per fortuna che la ricostruzione delle zone rosse non è partita! Forse anche per questo i professionisti locali non sembrano spingere per iniziare le operazioni propedeutiche alle progettazioni quali i rilievi, le analisi dei danni e la conseguente quantificazione almeno sommaria dei costi dei ripristini che accelererebbe la progettazione quando i consorzi verranno costituiti.
Si deve rimarcare l’azione meritoria degli ordini e collegi che tempestivamente hanno concordato con la protezione civile un tariffario di riferimento, che seppure giustamente scontato di un 30% di solidarietà, fornisce una base sicura per il calcolo dei corrispettivi professionali e ha evitato una pericolosissima deregulation.
Interessante anche la norma tutta Abruzzese che impone una riduzione massima del 20% per le prestazioni date in subappalto dai professionisti ad altri studi per le prestazioni che questi non vogliono o sanno espletare.
Una norma che, se applicata, consentirà di evitare gli scriteriati atti di subappalto professionale che hanno caratterizzato negativamente altri sismi nazionali e si propone di troncare l’antipatica bolla speculativa di quei professionisti che si dedicassero unicamente all’acquisizione di incarichi senza essere in grado di eseguirli.
Resta irrisolta l’importante questione della definizione dell’importo da prendere a base del calcolo delle prestazioni, se cioè si debba fare riferimento “all’importo dei lavori” o al “valore delle opere”. La questione è importante non solo per una questione di equità, ma anche per le conseguenze sui costi della ricostruzione.
Se i progettisti prendessero a base del calcolo dei loro compensi il “valore delle opere”, la parcella resterebbe invariata sia che si progettino complesse e costose opere di consolidamento sia che dalle verifiche strutturali o impiantistiche non risultasse necessario eseguire alcun lavoro.
Se invece si prendesse a base del calcolo del corrispettivo il valore dei lavori si potrebbe verificare l’assurdità che a fronte di un complesso lavoro di verifica su strutture od impianti risultasse che non c’é bisogno di alcunché. In questo caso il corrispettivo sarebbe zero!
Questo modo di impostare il calcolo del corrispettivo delle prestazioni professionali scoraggerebbe chiunque dal progettare le soluzioni meno costose a favore di soluzioni complesse ed inutili al solo fine di non rimetterci se non addirittura di fare volutamente aumentare i proventi professionali.
Resta il problema della concorrenza dei professionisti che hanno un doppio lavoro, alcuni dei quali in posizioni di evidente contrasto di interessi, ma questo è un problema irrisolto a livello nazionale. Ai professionisti locali non resta che sperare che la quota “rosicata” da questi colleghi non sia elevata visto che per loro è un di più.
Un secondo problema ben più grave riguarda le anticipazioni. Nonostante la gran mole di lavoro nessun cliente anticipa nulla. Gli studi che non hanno risorse proprie da mesi stanno anticipando tutte le spese.
Bisognerebbe istituzionalizzare il concetto che l’anticipazione del 20% non è una somma da erogare all’impresa, ma più propriamente il saldo delle prestazioni professionali già espletate quali ad esempio i rilievi, le prove strumentali e le indagini geologiche e le progettazioni ed un acconto su quelle ancora da espletare al pari dell’impresa.
Che senso avrebbe, infatti, dare un “acconto” all’impresa che deve iniziare i lavori e non pagare le progettazioni già ultimate dei professionisti? Altre problematiche nasceranno nella direzione e consuntivazione dei lavori, ma di questo ne parleremo a tempo debito.



Edward Burman
Opinioni






