Ricostruzione: AAA prudenza vendesi!
Ho partecipato ad una serie di riunioni per comunicare al Comune la disponibilità alla costituzione di un consorzio nel centro storico Aquilano.
La prima riunione viene promossa da un paio di proprietari del quartiere che erano rimasti in contatto tra di loro. Poi il passa parola ha consentito di dar inizio alla ricerca degli altri.
Nel primo incontro c’erano 5 proprietari. Si è cercato di sapere chi fossero e dove si trovassero gli altri. Chi fossero è stato facile dalle visure catastali; più difficile è stato contattarli.
Abbiamo provato col Comune, ma la privacy impedisce di rendere pubblici gli attuali recapiti!
Mi domando come abbiano fatto le imprese dei puntellamenti ad avvisare i proprietari e ad entrare nelle abitazioni in affitto. Evidentemente alle imprese la privacy non si applica ed, infatti, è così perché tramite le imprese riusciamo ad ottenere molti recapiti mancanti.
Altro incontro. Riusciamo a scoprire che nel quartiere ci sono almeno altre tre iniziative simili alla nostra. Riusciamo a contattare i promotori e li contattiamo per verificare l’ipotesi di proporre al Comune un aggregato che abbia una maggiore dimensione.
Non se ne parla è la risposta. Il mio è mio. Voi fate quello che volete, io vado da solo. Gli dico: “Ma come fa se l’edifico è collegato ad un altro edifico e poi non è neppure tutto suo”. “Non mi interessa niente io il mio alloggio me lo restauro da solo”. Pazienza attenderemo le perimetrazioni del comune.
Convochiamo i 20 che si erano presentati la prima volta. Ne vengono solo 5, ma ne vengono altri 15 che la prima volta non si erano presentati. Non comprendiamo le assenze. Dovrebbe essere interesse di tutti partecipare.
In un clima di diffidenza, spieghiamo nuovamente ai presenti le motivazioni dell’incontro, i vantaggi e svantaggi di proporre al Comune un aggregato grande piuttosto che diversi piccoli.
Dopo una pacata discussione anche qui emerge la volontà di costituire aggregati minimali per poter gestire gli appalti e le progettazioni senza interferenze di terzi.
Faccio notare che la questione non sta in piedi sia da un punto di vista tecnico, dato che un aggregato costituisce un complesso unico nei riguardi del sisma, né da un punto di vista operativo dato che lo spezzettamento in tanti piccoli edifici creerà problemi organizzativi nella realizzazione dei lavori. Mi viene obbiettato che è meglio stare da soli senza darmi le ragioni a sostegno dell’affermazione che evidentemente é ovvia.
Ora nel quartiere ci sono almeno 4 aggregati al posto di uno solo. Forse è meglio così ho pensato, a prescindere dagli interventi di consolidamento strutturale, almeno nel piccolo si potranno iniziare le valutazioni dei danni.
Altra riunione ristretta. Si propone di iniziare i rilievi, le prove geologiche, quelle non distruttive sui materiali, fare le foto, catalogare le murature, fare il progetto strutturale per individuare una soluzione che non metta a rischio l’incolumità delle persone al prossimo sisma, forse si potrà iniziare ad ipotizzare un modo di razionalizzare l’impiantistica, in ogni caso si potrà avere un’idea dell’ammontare dei danni e delle quote di proprietà.
Macché! Iniziare i rilevi? No, non è il caso, non sappiamo ancora il dettaglio delle linee guida. È meglio attendere. Ma che? Obbietto spazientito, che cosa dobbiamo aspettare per iniziare almeno a valutare quali danni ci sono, non c’entra nulla con le modalità di erogazione dei contributi. In ogni caso prima o poi i progetti devono essere fatti, non si fanno in una settimana. Chi inizia prima finisce prima, eppoi l’edificio non è neppure puntellato con criterio! L’interlocutore più intraprendente mi riprende bruscamente: ” Ingegnere lei ha troppa fretta, le cose vanno fatte con calma quando sarà tutto chiaro”. In effetti, non ha torto la prudenza non è mai cattiva consigliera.
Non ci resta che attendere anche per fare ciò che si potrebbe fere subito, basta però non lamentarsi se la ricostruzione procede a rilento.



Edward Burman
Opinioni






