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Calcio, Pescara: dal fallimento alla Serie A

21 maggio 2012 @ 13:44 Categoria: Sport

[1]L’Aquila – (di M.F.) – Era dal campionato 1992/1993 che il Pescara calcio mancava dalla massima serie. Dalla prossima stagione, anche se ufficialmente con un nome diverso, i dannunziani torneranno a calcare i campi di calcio che contano. Si, perché ad essere precisi, la più importante società calcistica abruzzese non si chiama più “Pescara calcio” ma bensì “Delfino Pescara 1936”. Tutto ciò perché il 19 Dicembre 2008 il sodalizio biancazzurro, divorato dai debiti, è stato dichiarato fallito dal Tribunale del capoluogo di provincia adriatico.
Erano anni bui quelli per il calcio abruzzese, con società storiche come L’Aquila, Chieti e Teramo costrette a ripartire dai campionati dilettantistici per problemi societari. Non andò così per il Pescara che, nonostante il fallimento nel 2008, riuscì fortunosamente a mantenere la categoria, salvandosi ed iscrivendosi l’anno successivo al campionato di Prima Divisione.

Al timone della società c’erano un verace Peppe De Cecco e Deborah Caldora, che grazie ad una gestione sana ed oculata, nel giugno 2010 portarono i biancazzurri in Serie B, conquistando la prima storica promozione della Delfino Pescara.
L’anno scorso, con Eusebio Di Francesco in panchina, gli adriatici condussero un campionato sopra le aspettative, lottando per un posto nei playoff da neopromossa.

Con l’arrivo di Zeman nel giugno del 2011, l’ambizione della società biancazzurra va decisamente oltre una tranquilla salvezza. Il boemo porta una ventata di freschezza in riva all’Adriatico e, con una manica di ragazzini, contro ogni pronostico, porta il Pescara nella massima serie.
Zeman come Galeone, il Pescara come il Foggia dei primi anni novanta, quando Signori, Rambaudi e Ciccio Baiano formavano il trio d’attacco più temuto della Serie A. Oggi il trio delle meraviglie è composto da Insigne, Caprari e Immobile, rispettivamente classe 91’, 93’ e 90’. Un contributo importante è arrivato anche da capitan Sansovini, che con la sua esperienza ha risolto più volte situazioni delicate. Un anno da ricordare per i tifosi e per tutti quelli che tengono alle sorti del Delfino, un anno ricco di gioie ma ricco anche di malasorte per la scomparsa di Mancini, di Morosini, del padre dell’attaccante biancazzurro Soddimo e dell’ultras pescarese ucciso in una sparatoria.

Un ringraziamento va obbligatoriamente alla dirigenza del Pescara, che in soli tre anni ha saputo trasformare una società morta in una società modello. La gestione da parte del nuovo presidente Sebastiani e dell’ex presidente De Cecco va presa come esempio da tutti i sodalizi abruzzesi a cominciare dall’Aquila, quest’anno ancora una volta umiliata dal campo.
Ci si augura che nella prossima stagione i gioielli pescaresi non vengano ceduti, primo tra tutti Marco Verratti. Il folletto di Manoppello, convocato da Prandelli in Nazionale, è il metronomo della squadra e nonostante la sua giovanissima età (non ancora ventenne) in campo gioca con la calma e la freddezza di un veterano. I top club italici hanno nel mirino il suo cartellino, ma il giocatore ha sempre espresso il desiderio di affrontare palcoscenici importanti con il suo Pescara. Discorso più complicato per Insigne ed Immobile: il primo è di proprietà del Napoli, che potrebbe farlo rientrare alla base per sostituire il partente Lavezzi, il secondo è in comproprietà tra Juventus e Genoa, con i rossoblù liguri che potrebbero consegnargli una maglia da titolare se Palacio dovesse fare le valigie. Per ora tutto ciò resta fantamercato, ad oggi quello che conta è che a Pescara si fa festa per una Serie A riconquistata dopo 4 interminabili lustri.


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