Il turismo è niente anche in Comune


Le reazioni all’analisi di un economista di grido sulla risorse aquilane (in pratica, solo l’Università, turismo zero) ha suscitato reazioni e disaccordi, e c’era da spettarselo. E’ infatti ardito affermare che il turismo non è una risorsa, per una città di monumenti, archeologia, musei, natura, scienza, sport invernali, e così via. Ma è ardita anche la reazione del sindaco Cialente che, in un’intervista a Romana Scopano, afferma oggi 30 settembre che l’economista sbaglia e che L’Aquila dovrà vivere di turismo, di strutture ricettive, programmi, progetti e così via. Che, insomma, L’Aquila è una città turistica per vocazione.
E’ arduo da parte del sindaco perchè il Gran Sasso aquilano è in effetti deceduto, l’archeologia ignorata, gli alberghi chiudono, i numeri di arrivi e presenza sono commoventi, la Perdonanza è quel che era (una festicciola de noantri), mentre altri luoghi e grazie ad iniziative non locali (S.Stefano di Sessanio, come esempio) vanno davvero avanti e fanno del turismo. Cosa abbiano fatto le amministrazioni aquilane per il turismo, è facile da raccontare: assolutamente nulla. Cosa intenda e possa fare l’attuale, sta scritto nel bilancio, nel quale alla voce turismo sono riservati 100.000 euro, alla voce verde cittadino et similia 2,9 milioni di euro. L’economista avrà sicuramente parlato a ruota libera, ma i politici locali non hanno fatto neppure quello: sono rimasti muti. Da una vita. E continuano a tacere.



30 Settembre 2012

Gianfranco Colacito  -  Direttore InAbruzzo.com - giancolacito@yahoo.it

Categoria : Editoriale
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