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Chieti, la città dai diritti violati

31 ottobre 2012 @ 17:53 Categoria: Cronaca

[1]Chieti – LA SOLA PROVINCIA CHE AVEVA I REQUISITI PER SOPRAVVIVERE E’ STATA CONDANNATA – DI GIUSEPPANTONIO SPERA NEL PARLAMENTO – Delusione, amarezza e la certezza di aver subito un’ingiustizia, alla quale dovrà porsi rimedio. Chieti aveva requisiti e titoli per essere l’unica provincia abruzzese nei parametri, ma viene spazzata via e accorpata alla ingombrante vicina più grande, Pescara. Le ha espresse il sindaco Umberto Di Primio, che ieri aveva inscenato una manifestazione a sostegno della sua città a Roma, di fronte a Palazzo Chigi. Ma questa mattina è arrivata la doccia fredda: Chieti viene accorpata a Pescara, che, essendo più grande, sarà anche il capoluogo della provincia unica. Di Primio non si arrende e studia le mosse da portare avanti, anche se è solida ormai la consapevolezza che la lotta sarà difficile, dura, vista la fermezza del Governo.
“Come purtroppo temevo, la Provincia Chieti esce fortemente penalizzata dal riordino delle Province appena varato dal Governo: subisce la più grande ingiustizia nell’ambito di questo provvedimento perché è l’unica Provincia che aveva i requisiti fissati dal governo per confermarsi tale, requisiti che di fatto sono stati cancellati quando si è trattato di decidere i nuovi assetti”. Lo afferma il Presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio il quale torna ad auspicare un intervento in sede parlamentare. “Il decreto del Governo deve essere convertito in legge e mi auguro che a questo punto sia il Parlamento a fare giustizia. Per quanto riguarda la ripartizione che si è determinata, la decisione del Governo ha di fatto accolto la proposta partorita dal CAL sulla quale solo il Consiglio regionale sarebbe potuto intervenire in maniera incisiva mentre, come sappiamo, ha deciso di non decidere proponendo un impraticabile azzeramento delle Province.
A questo punto – sottolinea il Presidente Di Giuseppantonio – il Governo tenga conto che dovrà decidere se continuare ad assicurare la governabilità degli enti e dunque l’erogazione dei servizi ai cittadini: sia chiaro, allora, che i paventati tagli nei trasferimenti di fondi agli enti locali, rispettivamente per 500 milioni e per 1,5 milioni di euro, finiranno solo per paralizzare definitivamente qualsiasi attività ed acuire a dismisura la crisi che già i territori vivono”.


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