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La notte bianca rincuora gli aquilani – Ci si rivede dopo 16 mesi di fughe, sparizioni, silenzi

31 luglio 2010 @ 22:46 Categoria: Cronaca

[1]L’Aquila – (ore 23,30) – (di Gianfranco Colacito) – Gli aquilani, la “base” del popolo aquilano, che impersona il cuore e l’ansia della città colpita a morte ma non vinta, ci provano a tornare ad una similitudine di normalità, con la notte bianca che è cominciata prima del tramonto del Sole e durerà fino all’alba. “Questa notta – ha detto Annalucia Bonanni del presidio permanente di piazza Duomo – lanciamo prima di ogni concerto o altro evento pubblico il messaggio di una citta’ che vuole ritrovarsi. Vogliamo chiarezza nelle scelte della partecipazione alle scelte della ricostruzione e continueremo a lavorare sulla legge di iniziativa popolare, per non lasciare il nostro futuro in mano ad altri”.
E’ con questi sentimenti, almeno in una notte, quella che sta trascorrendo e infondendo emozioni in chi partecipa, che la gente intende ottenere un ruolo, una partecipazione attiva nel processo di ricostruzione, ora che i soldi – come ammettono le autorità – stanno per arrivare davvero. Il Governo ha annunciato che sarà protagonista nella ricostruzione, che comunque vedrà in primo piano il commissario Gianni Chiodi, che il Governo rappresenta in questa fase. Ma gli aquilani che stanotte vogliono per qualche ora dimenticare il loro profondo, incancellabile travaglio, vogliono esserci e ci saranno.
La notte bianca è fatta di musica, teatro, luci improvvisate (il centro storico è praticamente ancora al buio o quasi), recite, gastronomia, ma soprattutto di incontri. La gente torna a “rivedersi in faccia”, ed è quel che sta facendo con commozione. C’è chi rivede persone conosciute, colleghi, parenti, amici, vicini di casa (ex vicini di casa) dopo mesi e mesi. E’ tutto un chiedersi notizie a vicenda, un domandarsi “tu dove abiti adesso?”, un ritrovarsi che durerà solo poche ore. Domani torneranno lo sbandamento e le lontananze, in un agglomerato urbano ormai grande, disperso e dispersivo, senza più socialità e contatto umano. “Ci si vede solo al ristorante o al centro commerciale” dice una donna di fronte alle telecamere di Rai 3 che ha mandato un inviato per il suo tg nazionale. Bianca Berlinguer ha nel cuore L’Aquila, evidentemente, dopo averla vista con i suoi occhi qualche tempo fa. E’ questa precarietà del momento, nella notte bianca che è anche tristezza, a distinguere queste ore da tutte le altre: stiamo insieme stanotte, ma domani ci perderemo nuovamente di vista, ognuno per la sua strada, nella sua casetta antisismica chi sa dove, nel suo MAP tra sterrati, insetti, erbacce e guasti continui. “Somigliano a lager…” ci dice una collega che ha visitato i MAP di un paesino presso L’Aquila. “Mi ricordano i film sulle fughe dai campi di concentramento che ho visto in tv…”. Notte bianca, notte di sogno con il dono di qualche ora differente, dove domani sera torneranno silenzio, ombre, erbacce, cani randagi più smunti e tristi di sempre: il centro senza calore corporeo, e tradito dalla sua gente, costretta a esili senza tempo in un altrove sempre più alienante. E giù tutti a domandarsi l’un l’altro, dopo essersi rivisti e abbracciati, tra luci fugaci e musiche, quanto ci vorrà per riavere una città? Notte bianca, anche per gli incubi e le ansie che a 16 mesi da quel 6 aprile indelebile non accennano a sparire. “Alla fine – ci confida uno che appena conosciamo di vista, ma vuole parlare – finiamo sempre a parlare di terremoto: quelle scosse terribili le portiamo dentro. Le porteremo per sempre”. Fa freddino nella notte bianca. Che per tanti da tanto non è la sola notte bianca. (Nella foto Col, L’Aquila com’era: una notte bianca anche per ricordarla)


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