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Perchè la Protezione civile regionale e comunale non funziona come a Faenza?

31 agosto 2010 @ 12:59 Categoria: Dai Lettori

Faenza – (di Tommaso Tani) – Riportiamo il caso storico di gestione della prevenzione di un territorio del nord Italia colpito da uno sciame sismico nel 2000. Ritorna a bomba in questi giorni il tema della prevenzione e delle misure da adottare in caso di un persistente e preoccupante sciame sismico: molti non conoscono però la storia di Faenza.
L’anno è il 2000 e tutto inizia il 19 Aprile, mese evidentemente legato ai terremoti. Da questa data al 9 Maggio, culmine della paura, si registrano più di 200 scosse, un numero impressionante se si tiene conto che si verificano quasi tutte di notte: in quei giorni infatti i parcheggi sono tutti pieni, gli abitanti lasciano lì le auto anche di giorno per non perdere il posto. I negozi di sport non hanno più disponibilità di tende nè di sacchi a pelo: pochi sono quelli che ancora hanno il coraggio di dormire in casa. Ancor di meno sono quelli che riescono comunque a dormire. Le scuole sono chiuse per due giorni per gli accertamenti strutturali ed una casa di riposo di un comune limitrofo viene evacuata dopo il distacco di intonaco e di alcune controsoffittature. Il Comune allestisce cinque punti di accoglienza in caso di emergenza: un piano comunale di protezione civile che veniva da uno schema superiore regionale individuava una serie di aree da destinare a ricoveri d’urgenza e d’emergenza. La scelta era stata fatta individuando aree scoperte, non a ridosso di abitazioni – quindi in genere o zone verdi o parcheggi; l’altro criterio era stato che nella prossimità ci fossero servizi igienici disponibili. In caso di necessità comunque la struttura comunale di Protezione Civile aveva a disposizione – in proprietà – dei servizi igienici chimici prontamente installati dove mancavano. “La gente si può rivolgere ai presìdi di Croce Rossa e Protezione Civile nel parco San Marco, nel parco Stecchini, in via Fornarina angolo piazza Bologna, in piazzale Pancrazi (vicino allo stadio) e in via Calamelli“ dichiara l’assessore comunale per la Protezione Civile. In ogni punto sono allestite delle tende per chi non se la sente di dormire all’interno delle abitazioni ed un’eliambulanza sempre pronta al decollo. Ma nelle aree attrezzate, ognuna della quali può accogliere un bacino di utenza di 7000 – 8000 persone, sono state montate anche strutture ricreative, in modo che oltre che dormitori, di giorno diventano anche centri di aggregazione. Per spingere la cittadinanza ad all’uso dei “campi preventivi”, era stata portata avanti una campagna d’informazione sulla stampa locale, nei centri sociali e all’interno dei quartieri. Una delle cinque aree è stata realizzata addirittura con dei moduli-containers forniti dalla Protezione Civile Regionale dell’Emilia Romagna. Anche ad Imola si istituisce un presidio della Protezione Civile e vengono attivati alcuni numeri telefonici dedicati all’assistenza in questa fase d’emergenza. Le scuole rimangono chiuse un paio di giorni per delle verifiche statiche dopo le forti scosse avvenute nella notte.
Il 15 Maggio i giornali locali riportano, con molto sollievo, la notizia dell’arresto del maledetto sciame sismico: solo qualche scossa strumentale è avvertita dalla popolazione ma nulla di preoccupante, ed in un paio di settimane la situazione torna nella normalità. Il bilancio di questa esperienza è molto positivo: nessuna scossa disastrosa si è verificata ed il sistema di PC locale si è dimostrato efficiente ed efficace. E’ stato messo in atto un piano di prevenzione funzionale: un modello che forse sarebbe stato possibile attuare a L’Aquila nella settimana che va dal 30 Marzo al 6 Aprile. Era possibile attrezzare alcune aree individuate in precedenza con tende e presidi medici per chi non avesse voluto trascorrere la notte nelle abitazioni del centro storico? Soltanto il bacino comunale Faenza-Forlì coinvolto nell’esperienza del 2000 è di circa 60.000 persone, a fronte delle 70.000 di L’Aquila di cui solo circa 9000 vivevano in centro: questo dato proverebbe che con una struttura locale di Protezione Civile realmente funzionante, fare della prevenzione accurata sarebbe stato possibile.
Nel caso di Faenza nessuno ha mai parlato di previsione dei terremoti: la prevenzione è ben altra cosa. E’ forse possibile ripetere questa esperienza ora, oggi, per scongiurare un pericolo causato dallo sciame che sta investendo la zona di Montereale?


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