Pascoli di montagna, cosa c’è sotto? C’è chi ne fa incetta beneficiando di fondi europei


Ofena – IL COSPA SI RIVOLGE AL PREFETTO E AL QUESTORE – Dalle Alpi (Piemonte e Trentino, ma non solo) rimbalza fino in Abruzzo il fenomeno dell’accaparramento dei pascoli di alta montagna, contro il quale protestano (inutilmente finora) allevatori e le loro associazioni delle varie zone interessate. Il mistero dei pascoli di montagna, che vengono presi di mira da gente venuta da lontano, invece di restare a disposizione degli allevatori (ormai pochi e maltrattati) abruzzesi. Accade, infatti, anche da noi.
Finora, una serie di interrogativi posti alle autorità regionali (assessorato all’agricoltura) e ai presidenti delle province, che però “hanno fatto orecchie da mercante”. Qualcuno ha timore di disturbare equilibri delicati e turbare reti di interessi altolocate? Chi o cosa ci sono dietro questa situazione con tante ombre?
Da prefetto e questore, se non dai politici, ci si aspettano risposte e chiarimenti.
Il problema viene sollevato da Dino Rossi, fondatore dell’associazione di allevatori COSPA di Ofena. Scrive tra l’altro Rossi in una lettera-richiesta di incontro inviata al prefetto e al questore: “Si chiede un incontro con gli organi in indirizzo, al fine di tutelare gli allevatori locali, visto che negli ultimi anni, i nostri pascoli, anzi i nostri soldi, volano verso il nord.
Esiste una società chiamata Pascoli Alti srl, con sede in Piove di Sacco, (PD), la quale negli ultimi anni affitta anche le montagne abruzzesi, zone impervie, abbandonate dagli allevatori locali, in quanto non di facile accesso, come riporta la delibera del comune di Pescocostanzo, per accedere ai fondi comunitari, stornando poi una piccola parte al comune concessionario. Infatti, il comune sopracitato, per 630 ettari percepisce la modica cifra di 17.500€. Per poter accedere ai fondi, secondo regolamento Ue, la ditta deve portare in alpeggio gli animali, animali che questa associazione non detiene, quindi, si rivolge ad allevatori di altri luoghi, provenienti da regioni meridionali, persone che potrebbero essere poco controllate. Basta che l’allevatore diventi socio della Pascoli Alti, e si regolarizza tutto, ma non per gli allevatori del posto che si vedono passare sotto il naso contributi che darebbero linfa vitale alle loro aziende. Pensate che solo per il comune di San Benettetto in Perillis, l’AGEA, quindi la UE, ha finanziato per 530 ettari, 210.743 euro.
A questo si aggiunge, il proliferare di malattie infettive, che in questi ultimi anni, hanno interessato gli allevamenti aquilani e di conseguenza la fauna selvatica, forse dovuto a documenti sanitari poco chiari. Nell’ultima manifestazione tenutasi nei pressi dei caselli autostradali di Pratola Peligna e Villanova di Cepagatti, questo problema è stato sollevato alle istituzioni, in particolare all’’assessore regionale e tutti i presidenti delle province abruzzesi, i quali come sempre hanno fatto orecchie da mercanti. Si chiede per tanto, un incontro al fine di stabilire un regolamento regionale, volto alla salvaguardia degli allevatori locali e della fauna selvatica”.


16 Luglio 2012

Categoria : Cronaca
del.icio.us    Facebook    Google Bookmark    Linkedin    Segnalo    Sphinn    Technorati    Wikio    Twitter    MySpace    Live    Stampa Articolo    Invia Articolo   




Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Utente

Articoli Correlati

    Nessun articolo correlato.