Riforma province? Poche idee… ma confuse


L’Aquila – (di Gianfranco Colacito) – (Foto in senso orario da sinistra in alto: Del Corvo, Di Giuseppantonio, Cararra e Testa) – E come poteva essere diversamente? I politici che litigano per decidere dove mettere una fontanella, per spartirsi incarichi remunerati, per far finta di difendere il campanile, per ogni cosa risibile quotidiana, potevano non manifestare la loro impreparazione civile e democratica al cospetto della riforma delle province? In molte regioni italiane nel Nord la cosa sta passando quasi senza danni, perché lassù di una provincia se ne infischiano.
Per quanto li riguarda, tutta la Padania potrebbe trovarsi in provincia di Lugano (Svizzera), importante sarebbe solo produrre e lavorare. In fondo, su questo hanno ragione loro. Da noi è diverso: le province rappresentano un pezzo di potere e di sopravvivenza, un blasone, un’insegna d’onore, una medaglia sul petto. E dunque, ribollono le idee, che sono poche, ma confuse.
MONTI E I SUOI – I superagionieri del Governo Monti non sentono ragioni. La riforma si fa e i termini per portare a Roma le indicazioni scadono fra poco. Il 23 il consiglio regionale affronterà l’argomento. Che si sappia (ma spesso le cose capitano all’ultimo momento) un accordo in Abruzzo non c’è, conventicole e conciliaboli si susseguono, i partiti sono completamente frantumati, le scelte arruffate e rissaiole. Vi sono diverse proposte, che riassumiamo per sommi capi.
ABOLIZIONE di tutte le province (muoia Sansone con tutti i filistei), praticabile, ma appare insormontabile il problema del capoluogo. L’Aquila capoluogo di regione e anche della provinciona unica? Piuttosto inverosimile. Anche piuttosto privo di senso, come l’idea di creare sette aree, in sostanza sette miniprovince… assurdità partorite dalla oceanica ipocrisia della politica, che finge di rinnovare, e invece produce superfetazioni minori del proprio potere, riammannito ai cittadini in insalata. Succedanei per non cambiare niente, ma convincere che si è cambiato tutto.
PROVINCE ACCORPATE: L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti. Ma teatini e teramani non accettano di sparire dalla mappa delle etichette istituzionali. Inoltre, Chieti ha i numeri per restare provincia e non potrebbe accettare (ma è anche comprensibile) di finire nelle grinfie acuminate di una Pescara debordante e con i galloni di capoluogo. Chieti, provincia di Pescara… Difficile. Ostica e difensiva anche la posizione di Teramo, la più debole delle province (sul piano della riforma), che rifiuta di finire con L’Aquila ma rifiuta anche di essere inghiottita da Pescara. Rifiuta, ma come non comprenderla?, di scomparire.
A SCOMPARIRE pare destinata, come una persona che qualcuno sospinge verso il baratro, comunque la provincia di Teramo. Perché anche nella terza ipotesi, tre province (L’Aquila, Chieti e Pescara-Teramo), l’antica capitale dei Pretuzi resterebbe beffata e pescaresizzata.
UPI – I quattro presidenti delle province (inquadrati nell’UPI) dicono la loro: no all’abolizione delle province. Avete mai conosciuto qualcuno che si sbracci per la propria cancellazione?
E INFINE IL CAL, consiglio delle autonomie locali, presieduto da Antonio Del Corvo, che compostamente e puntualmente il suo lavoro lo ha fatto, senza sbraitare, pronunciandosi per l’accorpamento Aq-Te e Pe-Ch. Di tale indicazione il Governo terrà conto, visto che tocca appunto al CAL fornirla, senza stare a impastoiarsi nelle beghe sulla scelta dei capoluoghi. Che saranno, dice il Governo, le città più popolose dei territori accorpati. Come dire Pescara, cancellando con un colpo di spugna Chieti. Che all’inizio era l’unica ad avere i numeri…
POLITICA – Diciamo le cose come stanno: la politica ha prodotto un pasticcio, nuota nelle acque insidiose del campanilismo, sguazza tra bugie, ipocrisie, finzioni, contentini e anche asce di guerra da riesumare, ma non ha capito che stavolta ci sbatterà il muso alla grande. Nel 2013 si vota. Tra crisi, precari, disoccupati, crolli economici, sfaceli vari, e province cancellate, chi avrà l’ardire di proporsi? Parecchie valige sono pronte, si dice in giro. Ma senza le rottamazioni gridate da Renzi. La nave è su una rotta che porta nel triangolo delle Bermuda o anche peggio. C’è chi pensa che, in fondo, coltivare l’orto mica è male…


20 Ottobre 2012

Categoria : Politica
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