Case e chiese, il Mons. non vuol capire…


L’Aquila – (di PIETRO DI STEFANO, assessore) – Dalle pagine di un quotidiano locale ed a margine della conferenza stampa convocata dalla Direzione Mibac di avvio dei lavori sul santuario di Santa Maria della Croce di Roio Poggio, Mons. Petrocchi torna ancora una volta a porre domande sul ruolo che dovrebbe svolgere la Curia nel recupero delle chiese che fanno parte di aggregati misti (dove cioè insistono anche civili abitazioni) ed, in particolare, sulla vicenda che ruota intorno alla ricostruzione del Duomo di San Massimo in L’Aquila.

Pensavo che il nostro vescovo si fosse reso edotto sulla normativa vigente nel corso della riunione convocata in data 3.9.2013 proprio su sua iniziativa o, in estrema ratio, dalla illuminante lettura dei contenuti della missiva, poi resa pubblica, a firma del Sindaco dell’Aquila al Presidente Giorgio Napolitano, ma mi sbagliavo.

Per parte mia non posso esimermi dal provare di nuovo a far chiarezza, altrettanto pubblicamente, sulla questione.

L’art. 4 del DL.39, poi convertito in L.77/2009, che disciplina la ricostruzione degli edifici e dei servizi pubblici, chiarisce che sono di competenza dello Stato gli immobili di proprietà di enti ecclesiastici formalmente dichiarati di interesse storico-artistico e paesaggistico, poichè vincolati ai sensi del codice dei Beni Culturali.

E’ proprio per questo motivo che il Direttore regionale Beni Culturali, Fabrizio Magani, su sollecitazione di una lettera inviata, ad inizio 2012, alla Direzione regionale MIBAC da Mons. Giuseppe Molinari, si fece interprete e motore della vicenda predisponendo un programma di interventi della durata di nove anni sulla totalità dei beni artistici vincolati danneggiati dal sisma e presenti sul territorio abruzzese.

Fu così che, a fine 2012, a seguito dell’interessamento dell’allora ministro Barca, con delibera CIPE 135/2012 veniva finanziata con 70 milioni la prima annualità 2013 ed in questa prima tranche era presente anche il Duomo di San Massimo in L’Aquila. Nella stessa delibera venivano altresì ben specificati e distinti i tre canali finanziari: la ricostruzione privata (le case), la ricostruzione pubblica (gli edifici di interesse pubblico) e la ricostruzione dei beni culturali (le chiese e i monumenti).

Quando ci si trova di fronte al recupero di un aggregato misto, la disposizione del decreto Monti chiarisce che è possibile effettuare le fasi progettuale ed esecutiva dei lavori sulle parti comuni ricorrendo al coordinamento tecnico tra la parte privata e la parte definita pubblica che, in questo caso, è rappresentata dalla Direzione regionale Beni culturali. Nel caso del Duomo di San Massimo i canali finanziari sono correttamente individuati, distinti e da tempo disponibili.

Dal nostro vescovo, che incessantemente torna sempre sulla stessa questione, vorrei capire per quale arcano si dovrebbero sottrarre fondi destinati alla ricostruzione delle case degli aquilani per destinarli alla ricostruzione delle Chiese quando queste godono già di un loro autonomo finanziamento. In quanto alla questione di diventare soggetto attuatore, chiarisco che tale attribuzione esula dalle competenze del Comune, ma sottolineo il fatto che l’unica differenza evidente tra l’esecuzione da parte dello Stato e quella di un Consorzio privato consiste nella scelta libera, diretta e autonoma del progettista come della ditta esecutrice dei lavori.


16 Aprile 2014

Categoria : Politica
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