Danni da animali protetti, norme assurde


L’Aquila – NON TUTTI HANNO DIRITTO AD UN RISARCIMENTO – In presenza di un altro “orsicidio” (ne hanno ammazzati 4 soltanto nel 2014, di plantigradi “protetti”), è utile forse andare a frugare tra le norme sui risarcimenti a chi subisce danni causati dagli animali protetti. Le norme, come sempre, sono confuse e complicate, ma trattandosi di orsi, limitiamoci ai risarcimenti pagati dal Parco nazionale d’Abruzzo.
Chi subisce l’assalto degli orsi, soprattutto nei pollai, ha diritto al risarcimento solo se è un imprenditore agricolo. Una discriminazione in odore di illegittimità, perché “tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge”. O no?
I pollai, infatti, ce li hanno in molti, specie nei paesi di montagna, e non sono tutti classificabili imprenditori agricoli: sono privati cittadini che allevano qualche gallina o qualche coniglio, o tacchino, per giovarsi delle uova o della carne da cucinare nei giorni di festa. Un bel pollo al forno con le patatine, insomma, o carne di coniglio, oppure il classico tacchino al forno, magari ripieno.
Insomma, un hobby oppure un passatempo, utile anche all’economia domestica. Bene, persone così non hanno diritto ad alcun risarcimento. E’ come spingere la gente a imbracciare il fucile per farsi “giustizia” da sé. Ovviamente, solo una persona fragile o non molto sveglia spara ad un orso. sapendo che è protetto, che commette reato, e che ci saranno delle indagini. Che, per la prima volta a Pettorano, hanno anche portato ad un risultato. Dicevamo una persona fragile, in quanto sarebbe bastato sparare in aria due colpi (con la doppietta) o più colpi (con un sovrapposto) per mettere in fuga l’orso. Qualcuno dice: sarebbe bastato usare cartucce a piccoli pallini, e l’orso sarebbe rimasto vivo e a distanza di sicurezza.
Allora dove sta il problema? Prima di tutto, risarcire chiunque subisca danni dagli animali protetti, una volta accertato che li ha subito davvero. E risarcire in tempi accettabili. Ci viene assicurato che il Parco risarcisce in tempi meno lunghi, rispetto ad altri enti. Ma, comunque, diversi mesi ci vogliono, anche un anno. Troppo tempo. Se le cose funzionassero meglio e i tempi fossero meno estenuanti, si potrebbero limitare i danni agli animali protetti e a chi da questi animali viene danneggiato. Ma se così fosse, cioè se prevalesse la logica, non saremmo in Italia, ma in un paese normale.


20 Settembre 2014

Categoria : Cronaca
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