A chi conviene lasciar morire L’Aquila?


Cui prodest? A chi conviene? L’antico pragmatismo romano – nei secoli fatto proprio dagli inglesi e dagli altri anglosassoni sparsi nel mondo – si conferma l’atteggiamento mentale più saggio. Oggi il sindaco Cialente per conto suo ci dicono sul social network, il forzista Liris, Ruggeri per la sua area politica, manifestano il timore che Roma abbia deciso di mollare L’Aquila e i suoi guai. Tagliano la corda legata alla ciambella di salvataggio. Niente soldi, niente ricostruzione, niente nomine-chiave, niente sottosegretario alla ricostruzione. Niente apparizione quasi messianica di Renzi. L’impressione è – sperando che sia solo un’impressione – che nei piani alti abbiano impugnato il coltello e tagliato la corda. Lo sblocca-Italia sblocca più i rifugiati provenienti dall’Africa, che i terremotati.
In questo quadro (ci auguriamo troppo emotivo ed esagerato), torna il “cui prodest“. Chi ha interesse di aggravare le situazioni di emergenza, a portare il calore dall’azzurro al bianco, cioè alla temperatura più alta? Pragmaticamente, va supposto che 100.000 abitanti del territorio italiano non possano essere gettati in unica confezione nel pattume. L’Italia è un paese capace di tutto, è vero, ma fino a quale punto non lo sappiamo. Tanto più se, come è accaduto, sono già stati spesi alcuni miliardi di euro per la mezza ricostruzione in atto. Sarebbe come tagliarsi i cosiddetti per indispettire un certo numero di donne. O cucirsi la cosiddetta per indispettire un certo numero di uomini.
Non resta che la più pragmatica delle risposte: conviene solo a chi, a un certo punto, si leverà a impersonare il ruolo del salvatore di capra e cavoli. All’uomo della provvidenza che griderà: ci penso io… dovete tutto a me…
Se è così, e pare di poterlo ritenere verosimile, preparate una batteria di pernacchie e altri suoni disdicevoli. Nessuno la berrà. Fessi siamo e siamo sempre stati fin troppo. Ma c’è un limite, ed è stato superato da tempo. Gli zebedei non sono soltanto rotti: sono polverizzati. Attenti al lupo. Di pecore tremebonde e mansuete non ce ne sono proprio più.



18 Ottobre 2014

Gianfranco Colacito  -  Direttore InAbruzzo.com - giancolacito@yahoo.it

Categoria : Editoriale
del.icio.us    Facebook    Google Bookmark    Linkedin    Segnalo    Sphinn    Technorati    Wikio    Twitter    MySpace    Live    Stampa Articolo    Invia Articolo   




Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Utente

Articoli Correlati

    Nessun articolo correlato.