Apindustria L’Aquila: nuova legge ricostruzione definita “iattura”


L’Aquila – (F.C.). “Una iattura”. Caustico il commento di Apindustria L’Aquila relativamente alla nuova legge per la ricostruzione. “Piu’ volte – ricorda il segretario generale Massimiliano Mari Fiamma in una nota – abbiamo criticato il metodo ‘aquilano’ di cambiare le regole in corso d’opera e l’ennesima dimostrazione di questa ‘debolezza politica’ e’ una legge per la ricostruzione che prendera’ la luce a 6 anni dal sisma. Sarebbe anche la benvenuta se andasse ad inserirsi nel contesto normativo e di prassi consolidata che, finora, ha fatto si’ che si procedesse a ritmi tutto sommato accettabili, almeno per la periferia cittadina, il problema e’ che, al contrario, questa legge provochera’ solo danni e ritardi abissali che, forse, non dispiacciono troppo a qualcuno. A nostro avviso – afferma Fiamma – la legge non sara’ affatto una iniziativa ‘per’ la ricostruzione ma ‘contro’ ed i motivi li abbiamo ampiamente sviscerati sia pubblicamente in tempi insospettabili che privatamente a tutti i politici interessati in ogni occasione possibile. In primo luogo – osserva Apindutria – saranno rimessi in discussione tutti i contratti ed i precontratti sottoscritti con le imprese generando infiniti ricorsi legali, sara’ poi attribuita una responsabilita’ enorme sui presidenti dei consorzi e gli amministratori per la scelta finale dell’impresa secondo parametri che, oggi, nemmeno le piu’ efficienti amministrazioni pubbliche sono in grado di valutare. Anche li’, a seguito dell’aggiudicazione del bando, come accade sempre, si dara’ la stura a ricorsi che porteranno, alla meglio a ritardi di mesi, senza contare l’eventuale rivalsa del primo aggiudicatario. Ovviamente la procedura ipotizzata, tranne in alcuni casi evidenti, terra’ al di fuori del processo la maggior parte delle imprese locali che, solitamente, non sono abbastanza ‘scaltre’ da proporre ribassi fino al 40/45% per poi usare le riserve e le clausole vessatorie fino a tornare poi a livelli ben piu’ onerosi una volta aggiudicato l’appalto. A queste storture bisogna aggiungere il tempo che occorrera’ per stilare un ‘bando tipo’, dare l’evidenza di legge ed attendere i tempi di valutazione ed aggiudicazione. Secondo un nostro approfondito calcolo i ritardi accumulati possono tranquillamente ipotizzarsi tra l’anno e mezzo ed i due anni, calcolando le invernate poco miti della nostra zona. Oltretutto – prosegue Fiamma – la legge, come capita spesso, non e’ mai stata realmente prospettata agli attori del territorio, associazioni di categoria e sindacati, ma si e’ preferito affidarne il testo a burocrati che la ricostruzione l’hanno seguita su google ed agli umori dell’opinione pubblica a seguito di fatti non proprio legati agli interventi di ripristino degli immobili. Ciononostante sono diversi i politici che stanno costruendo la propria comunicazione politica su questa iniziativa di carattere normativo tanto da far sospettare che l’inattivismo degli ultimi tempi circa le pratiche giacenti all’Usra non sia affatto legato a motivi tecnici. Siamo certi che queste affermazioni, cosi’ come accade da anni – conclue il segretario generale di Apindustria Massimiliano Mari Fiamma – troveranno la ferma opposizione dei ‘soliti noti’ ma siamo altrettanto sicuri di rappresentare lo sdegno e la disapprovazione sia delle nostre 148 imprese edili associate (oltre 1.700 dipendenti in provincia) sia quello della maggior parte delle aziende locali”.


17 Febbraio 2015

Categoria : Cronaca
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