Macerie, forse è solo questione di metodo


L’Aquila – Chi negherebbe che la situazione aquilana è di enorme difficoltà e per di più senza precedenti in Italia, dai primi del ’900 ad oggi? Chi negherebbe che molto è stato fatto (15.000 persone hanno casa, benchè abbiano sbagliato clamorosamente addirittura i conti dei senzatetto…), e che ora bisogna risanare il malato affrontando spese spaventose e imprese tecniche impegnative? Nessuno, benchè ci si trovi in piena campagna elettorale.
Ma ugualmente nessuno potrebbe sostenere che 11 mesi siano stati spesi bene. In verità, sono stati spesi malissimo, senza idee, senza saperre cosa fare e come farlo, tra mille voci, pareri, conflitti vergognosi di competenze, vere e proprie incapacità e un desolante sbullonamento del Comune, primo attore della ricostruzione. Ma sulla sedia a rotelle. Immensi interessi gravano come i 4,5 milioni di tonnellate delle case crollate. Forze oscure, ma possenti, hanno frenato tutto, nella spasmodica ricerca di affari per milioni di euro. Questa è la verità. Piaccia o non piaccia. Senza tacere che tutto ciò è persino comprensibile, vista la posta in gioco.
E’ solo questione di metodo, tuttavia. Tra i litiganti, le istituzioni balbettanti, le norme frenanti, i vari poteri che si contrastano e si combattono (impagabile Bertolaso: “Ci avevate detto di fare case, mica di togliere le macerie…”), oggi la Regione pare ci8 veda finalmente chiaro, mentre è certo che la Provincia ci vede chiarissimoe domani porterà al Ministro Prestigiacomo una proposta in otto punti, ispirata ad una normativa che “è già speciale”, ha detto la Pezzopane. Sei ordinanze di Berlusconi hanno infatti modificato le cose, anche su suggerimento (sempre accolto) della Provincia, che ha un suo piano per i siti, come ha confermato Fina.”Dopo 11 mesi di rimpalli …” dice la Pezzopane “non abbiamo la minima intenzione di portar via le macerie, che sono nostre e comunque possono portare un ritorno economico e persino di occupazione”. Il metodo è quindi lavorare usando, possibilmente, la testa, le leggi che ci sono, i mezzi che ci sono e chiamare la città a partecipare, perchè la città ha gridato che pretende proprio questo. Tutto ciò che serve è una regia capace, intelligente, efficiente. Il piano in otto punti si deve all’ing.Francesco Bonanni e ai suoi collaboratori. Alla fine: “L’esercito? Ben venga”. E scopriamo che, tirate le somme, abbiamo solo sprecato 11 mesi. Forse, ripetiamo, sarebbe accaduto anche altrove e magari peggio: un terremoto è una catastrofe alla quale nessuno può ribattere dicendo: “Zitti voi, che ci penso io perchè sono pratico”. Nessuno è pratico di una cittèà di 100.000 abitanti stesa al suolo, privata del cuore e del volto. Ora lo è L’Aquila, che deve sapere come uscirne. Con metodo, calma e forza. (Nella foto Col: Francesco Bonanni)


02 Marzo 2010

Categoria : Cronaca
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