L’opinione: Pensieri e parole a S.Giovanni


(di Carlo Di Stanislao) – A Roma, dopo essere stato a Napoli per il sostegno al candidato governatore della destra in quella regione e in attesa della “grande piazza” di domani, Berlusconi ha presentato il suo libro “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”, dove ha raccolto parte dei messaggi arrivati a forzasilvio.it, dopo l’aggressione subita in Piazza Duomo. Il titolo è lo stesso dello slogan con cui il Cavaliere chiama a raccolta il “suo” popolo per la manifestazione in piazza S. Giovanni, “in difesa del nostro diritto a votare” e “del nostro diritto alla privacy”” e alla quale parteciperà anche Umberto Bossi. Nel giorno in cui il presidente della Repubblica invita tutte le parti politiche a stemperare i conflitti che “allontanano dai problemi del Paese”, Silvio Berlusconi è tornato all’attacco, con invettive non solo contro giudici e tribunali, ma anche Agcom e Autorità di garanzia in genere, luoghi dove si esprimono, secondo lui, “giudizi politici”. Alle 17 di oggi, in piazza S. Giovanni, salirà sul palco di oltre 400 metri, attorniato dai 13 candidati del centrodestra alle regionali e arringherà il suo popolo, infiammandolo. Dichiara che avrà di fonte almeno 500.000 mila presone, ma spera in un numero doppio. Due i cortei in programma, con ritrovo alle 14 e partenza alle 15: il primo, dedicato ai giovani e guidato dal ministro Giorgia Meloni, che si avvierà da largo dei Colli Albani e l’altro, con in testa Renata Polverini, che si muoverà dal Circo Massimo e cui parteciperanno tutti i ministri del suo Governo. Nel suo discorso ripeterà come un mantra ciò che governo ha fatto in questi anni e ancora, che con un mandato pieno alle Regionali, si potranno fare le grandi riforme necessarie per modernizzare il Paese: elezione diretta del presidente della Repubblica e riduzione dei parlamentari. E’ bravo, insuperabile, Berlusconi, nello scegliere temi, toni e location, ma sa soprattutto che questa è una occasione da non fallire. Così come ha fatto su Rai 2 e poi su TGcom, dirà sul caso Rai-Agcom.: “Ho chiamato il comandante generale dei carabinieri come qualsiasi cittadino che vede un reato e chiama i carabinieri. Io sono il presidente del Consiglio e ho chiamato il comandante”. E continuerà: “ è inaccettabile che nella tv pubblica si possano fare processi come fiction, con parole interpretate drammaticamente e senza diritto di partecipare alle trasmissioni da parte di chi è intercettato”. Circa poi il cocente scandalo dei grandi appalti, sosterrà che “Balducci, è stato messo lì da un ministro della sinistra” e, per quanto riguarda il capo della protezione civile “tante chiacchiere e tante accuse, poi finite in nulla”. E parlerà di una cosa che ripete e che gli sta a cuore pià di tutte: la riforma della giustizia. “Serve una grande, grande, grande, grande riforma radicale, per mettere fine a una patologia terribile nella nostra democrazia. Le uscite di certa magistratura ci hanno impedito di dire tutto quello che ha fatto il governo”. Citerà senza dubbio alcuni dei risultati ottenuti dall’esecutivo come “la soluzione magica per gli abruzzesi, la risoluzione del problema rifiuti a Napoli e l’aiuto dato alle famiglie e alle imprese per superare la crisi; gli appalti, pari a 15 miliardi di euro, ottenuti, grazie alla diplomazia commerciale, da imprese italiane”. Parlerà certamente del fatto che “solo chi ha arrestato Frisullo è un vero magistrato” e chiuderà, ad effetto, ricordando che contro lui è stata montata una campagna “di invidia, odio, violenza verbale che fa male e rende costante il rischio di aggressione anche fisica e personale”. Citando il sottoslogan “Dal governo del fare alle regioni del fare”, si aggancerà alle imminenti elezioni e al caos liste, ai rischi di forfait corsi in Lombardia e all’esclusione definitiva del Pdl da Roma e provincia. Dirà che la colpa del pasticciaccio è dei giudici di sinistra, con grave danno d’immagine per il Pdl ed il rischio di aumentare l’astensionismo nella fila dei moderati del centrodestra. Tutto questo Berlusconi dirà, concentrandosi su toni, ritmi e gestualità,convinto, ancora una volta, che il Pdl è lui e con la sua scesa in campo la vittoria è più che certa, soprattutto con questa sinistra divisa e rissosa e con poche idee e confusi programmi. Dal palco hollywoodiano, guardando la folla oceanica e osannante, radunata dai suoi con 3.000 pullman, avrà solo un’angoscia: “Generazione Italia” di Fini che, a differenza dei “Promotori della libertà” targati Brambilla sembra qualcosa di più che una mossa di carattere elettorale. “Generazione Italia sarà il ponte tra Fini e il partito” ha detto Italo Bocchino in una delle molte interviste sul tema e lui la ricorderà questa frase, che significa il rischio di una “finizzazione” del “suo” Pdl. Così ombre oscure attraverseranno la gioia del meritato trionfo, poiché sa, dopo la vittoria, che l’attende un confronto interno che lo costringerà a sporcarsi le mani con la carne e il sangue della politica, con la necessità del confronto del vivere associato; compito che gli è meno congeniale e grato, di quello di acchiappa farfalle elettorale.


21 Marzo 2010

Categoria : Cultura
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