L’opinione – Scajola affaire


(di Carlo Di Stanislao) – Tutto è nato intorno alle centinaia di assegni circolari emessi, dopo che l’architetto Angelo Zampolini aveva versato in banca, in vari periodi, poco meno di tre milioni di euro. L’inchiesta, condotta dalla procura di Perugia, ha evidenziato titoli in parte poi utilizzati, per l’acquisto di vari immobili da parte di altri soggetti, alcuni dei quali più che illustri. L’ipotesi sulla quale stanno lavorando i pubblici ministeri del capoluogo umbro, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, è che il denaro per gli assegni sia riconducibile a Diego Anemone, il costruttore considerato una delle figure centrali dell’inchiesta sugli appalti per i “Grandi eventi”. Per lui ha infatti lavorato Zampolini. Dopo che ieri il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha respinto la sua offerta di mettere a disposizione l’incarico a seguito del coinvolgimento nell’inchiesta sui lavori per il G8, il ministro Claudio Scajola ostenta sicurezza, si dice estraneo ai fatti contestati e vittima di una congiura. Il Presidente del Consiglio, riferiscono alcune fonti parlamentari del Pdl, avrebbe sposato questa posizione: “Hanno capito che non possono attaccare me e allora lo fanno con i miei ministri. Ma tu – ha detto a Scajola – non ti devi preoccupare, possono anche tentare di lavorare ai fianchi il governo, ma noi andremo avanti”. Il presidente del Consiglio, dunque, ha respinto qualsiasi tentazione di dimissioni. “Voglio – è stato il messaggio al titolare dello Sviluppo economico – che porti il nucleare in questo paese, non ti preoccupare”.Sul caso Scajola, sempre ieri, le opposizioni hanno chiesto chiarezza fino in fondo. “Non mi faccio intimidire”, aveva commentato Scajola le notizie di stampa sul suo conto. Ma Antonio Di Pietro ne ha chiesto le immediate dimissioni dal Governo. E il Pd ne ha sollecitato la convocazione in Parlamento. Oggi, sul Corriere della Sera, si legge che quattro testimoni smentiscono la versione fornita dal ministro sull’appartamento acquistato a Roma, zona Colosseo, nel 2004. “Fu lui — dicono — a consegnare gli ottanta assegni circolari per un totale di 900.000 euro”. Soldi che sarebbero stati messi a sua disposizione dal costruttore Diego Anemone. Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno acquisito l’elenco degli appalti pubblici affidati al Gruppo Anemone, ma anche quello dei lavori effettuati privatamente per personaggi inseriti nelle amministrazioni dello Stato. Vogliono verificare se siano stati pagati da chi ne ha beneficiato o se invece siano la contropartita per favori ricevuti. Capitolo a parte riguarda alcune commesse che il giovane imprenditore — tuttora in carcere insieme ai funzionari delegati ai Grandi Eventi Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola— avrebbe ottenuto dalla Santa Sede. Proprio come avvenuto con la cassaforte del sacerdote missionario don Evaldo, il sospetto è che in alcuni casi fosse riuscito a crearsi provviste di soldi contanti da distribuire in caso di urgenza. Il 6 luglio 2004 l’appuntamento tra Scajola e le due sorelle Papa proprietarie dell’appartamento per la stipula del rogito, venne fissato al ministero delle Attività produttive. “Avevo prelevato i circolari presso la Deutsche Bank e li portai al ministro”, racconta l’architetto Zampolini (che ha lavorato per Anemone), mentre il resto lo aggiungono le venditrici: “Fu proprio Scajola a prendere i titoli e a consegnarceli. Ma nell’atto non figura questo passaggio perché ci eravamo accordati per denunciare soltanto 600.000 euro”. Scajola, come provano le carte dell’indagine, oggi pubblicate da vari quotidianii, avrebbe dovuto ammettere di essere un bugiardo e un evasore fiscale. Non solo. Avrebbe dovuto spiegare perché l’architetto del circolo Salario di Anemone, Angelo Zampolini, accusato di riciclare i soldi della “cricca”, ha pagato la splendida magione al Colosseo del ministro: 180 metri quadrati nel palazzo abitato da vip come Raoul Bova e Lory del Santo. Ieri Il Fatto quotidiano aveva pubblicato l’atto di acquisto nel quale il ministro dichiarava di avere pagato alle sorelle Beatrice e Barbara Papa solo 610 mila euro. Avevamo poi raccontato il nostro colloquio con l’architetto Zampolini che ci aveva detto di essere stato incaricato da Anemone di trovare la casa a Scajola e di avere trattato un prezzo reale molto maggiore di quello dichiarato. Ora la Procura di Perugia nella richiesta di arresto contro Zampolini scrive che l’architetto deve finire in galera con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio anche per gli assegni dell’acquisto di questa casa. Gli episodi nei quali i pm contestano all’architetto di avere prestato i suoi conti per riciclare i soldi della cricca in occasione di compravendite immobiliari sono quattro ma il capo di imputazione contro Zampolini che è destinato a far rumore è quello che, pur non vedendo indagato il ministro Scajola, potrebbe costargli le dimissioni. Zampolini, rischia la galera “perché versando 900 mila euro in contanti presso gli sportelli della Deutsche Bank agenzia 582 di Roma e ottenendo l’emissione di 80 assegni circolari all’ordine di Barbara e Beatrice Papa per valuta corrispondente per l’acquisto nell’interesse di Claudio Scajola di un immobile sito in via del Fagutale intestato al suddetto trasferiva denaro e compiva comunque operazioni tali da ostacolare l’identificazione della loro provenienza da delitti contro la pubblica amministrazione”. Gli ottanta assegni non sono contestati al ministro dello Sviluppo economico che sembrerebbe, almeno da un punto di vista economico, “il beneficiario finale”. Il ministro sarà sentito probabilmente nelle prossime settimane dai pm di Perugia se il Tribunale del riesame confermerà la loro competenza. Al Sole 24 ore Scajola si è detto amareggiato anche perché è stata coinvolta la sua famiglia. Ma poi il ministro ha aggiunto: “La mia coscienza è pulita. Nella vita – sostiene – possono capitare cose incomprensibili. E questa è addirittura sconvolgente. Colpisce con una violenza senza precedenti il mio privato e la mia famiglia”. E quadrato fanno attorno al ministro sia il Pdl che i giornali di destra, che invece continuano a “pescare” nel supposto torbido di Fini e dei suoi fedeli. ‘Il giornale’ torna nei conti Rai, per rivelare che la moglie di Bocchino “ha ottenuto un appalto da sei milioni di euro per produrre una fiction”. ‘Il foglio’, invece, in uno degli editoriali riconosce una “autorevole galleria di buone ragioni culturali” a Fini ma gli suggerisce: “Si calmi e imponga a se stesso il silenzio mediatico per almeno sette giorni, Senno’, a forza di controcanti, si guasta la voce”.


30 Aprile 2010

Categoria : Politica
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