Abruzzo o deep south degli schiavisti?


L’Aquila – L’Abruzzo è una regione civile e progredita, oppure un brandello del vecchio deep south schiavista di prima della guerra americana? E’ terra di diritti e del rispetto umano, oppure scenario per una nuova Via col Vento? Il sindacato CGIL, e oggi la stampa (che spesso arriva con il fiatone e in ritardo, svegliatasi di soprassalto), si accorgono con anni e anni di ritardo che è nato, e prospera ignorato colpevolmente, un nuovo schiavismo per migliaia di derelitti giunti dal terzo e dal quarto mondo, sfruttati vergognosamente: i lavoratori del Fucino. Alla loro situazione, dopo le operazioni dei carabinieri marsicani nelle ultime settimane, ha dedicato più di un servizio la Rai: oggi l’ultimo, curato dalla giornalista Angela Trentini. Problemi (ben noti a tutti, alle autorità, alle istituzioni, soprattutto ai sindaci e alla sanità) che riguardano il caporalato, lo sfruttamento più inumano di persone che non possono reagire, la sicurezza delle persone, l’igiene, la salute, l’ignoranza totale dei diritti primari di ogni persona, l’ignoranza, la prepotenza e spesso la violenza. Un substrato sociale in crescita, uno sfruttamento dell’uomo sull’uomo che porta centinaia di sfortunati a lavorare in condizioni inumane per pochi euro al giorno, sui quali pesa la tangente dei caporali. Diritti negati, più che violati, e situazioni inimmaginabili in un lembo di Italia in cui si può essere costretti, addirittura, a cibarsi di sole patate e a dormire in tuguri immondi senza luce e acqua. Tutto questo è realtà, spesso ben nota, di cui non si occupa nessuno, a cominciare dai sindaci, spesso travolti dalla gravità dei problemi e onestamente impossibilitati a intervenire. Aleggia su tutto l’ombra lunga dalla malavita, come viene rivelato da inchieste in corso nel Sud, sicuramente collegate con la realtà di sfruttamento nel Fucino.
Se i politici e le istituzioni hanno dignità e sensibilità civile e sociale, affrontino la situazione con piglio deciso: sarà inutile che i carabinieri eseguano le loro pur utili operazioni, come avviene in questo periodo (ma fino ad oggi dov’era la legge?), se non si affonderà il bisturi nella piaga. La vergogna dell’Abruzzo schiavista avremmo voluto davvero risparmiarcela.


12 Maggio 2010

Categoria : Cronaca
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