Maltempo 2: ora si muovono accuse


Teramo – Può una pioggia, benchè insistente e prolungata, ridurre sul lastrico un’intera provincia, causare danni enormi, crolli, allagamenti, frane, interruzioni di strade, devastazioni di centri abitati? Tutti sanno che alcuni territori sono perennemente a rischio alluvione, e la provincia di Teramo è da sempre uno di questi. Ancora non si risanano i danni dell’alluvione che colpì soprattutto Tortoreto qualche anno fa, e siamo punto e da capo. Il maltempo del 1 marzo ha nuovamente messo in ginocchio il territorio. Ora ci si chiede se tutto ha funzionato come doveva, e si muovono accuse. Per esempio una: è regolare, è possibile che i sottopassi – anche di recente costruzione – si allaghino sempre, puntualmente, e non vengano chiusi in tempo al transito dei veicoli? E’ regolare che i fiumi ingrossati e in piena (che danno da soli l’allarme, basta tenerli d’occhio quando si sa che pioverà molto) superino ponti e viadotti, senza che venga attuato un piano per la deviazione del traffico? Ad Alba Adriatica il Vibrata, esondato fino a diventare largo poco meno del Tevere, ha sfiorato le sommità degli argini e il ponte (l’unico) che unisce la città a Martinsicuro, e solo perchè il caso ha voluto che non tracimasse in misura massiccia, non è accaduto un disastro. Ma il traffico è stato interrotto solo a tarda sera, senza alcuna misura alternativa.
L’impressione è che ai disastri nessuno sia davvero preparato, e sappia agire per limitarli in tempo utile. I meccanismi di intervento scattano tardi e in maniera confusa, improvvisata. Per il momento è l’ANAS sotto accusa per le interruzioni di strade e viadotti, e l’assessore alla Protezione civile regionale, Giuliante, ha incontrato oggi i sindaci a Teramo in un confronto a momenti anche molto acceso. Ha fatto sapere che il Ministro Matteoli sarà a Silvi domani sera, e coglierà l’occasione per chiedere all’ANAS un rapporto sulla situazione su quanto è stato fatto. Segno che qualcosa da spiegare c’è. Giuliante assicura che la Protezione civile si è mossa in tempo ed ha attivato le procedure necessarie. L’accusa più grave, tuttavia, viene mossa a chi (non si sa però chi) non provvede da anni alla manutenzione dei corsi d’acqua, che, dragati e puliti, potrebbero sicuramente reagire meglio a condizioni meteo estreme. Ma la manutenzione non esiste: nessuno la esegue, nessuno ha compiti precisi e in tanti omettono tutto, semplicemente non fanno nulla. L’Abruzzo di cartone continua a finire in pezzi ad ogni sfuriata dal maltempo, che pure notoriamente è estremo, improvviso, sempre più violento. Ma in qualche ufficio se ne tiene conto? Qualche ente o istituzione sa queste cose? Qualcuno forse conta sul denaro che poi si deve impiegare per rimettere le cose a posto? Unica verità, è che le cose non funzionano. Il mare furibondo che ha ricevuto montagne di rifiuti e residui di alluvione descrive molto bene lo stato delle cose. Marrone, limaccioso, sporco. E se il maltempo dovesse durare dieci giorni, anzichè uno o due?


03 Marzo 2011

Categoria : Cronaca
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