SGE: “Diamo risposte pronte e certe”


L’Aquila – La SGE – dice una sua nota – “è una struttura operativa e pienamente funzionante che con le proprie competenze è in grado di fornire risposte pronte e certe ai cittadini e alle Istituzioni. È stata concepita con la finalità principale di creare un polo di riferimento permanente e catalizzatore per offrire una soluzione immediata ed efficace alle esigenze del territorio. Dire che oggi questa Struttura fa acqua da tutte le parti significa imbastire sterili ed inutili polemiche che non giovano alla causa comune”.
E’ la risposta di Roberto Petullà, Coordinatore della SGE dal dicembre 2010, alle affermazioni dei Consiglieri comunali dell’Aquila, Angelo Mancini ed Enrico Perilli, circa il funzionamento della Struttura gestione emergenza (SGE). In particolare, il Coordinatore precisa che fin dal primo momento, la Struttura ha proseguito egregiamente l’attività svolta dalla Direzione di comando e controllo (DICOMAC) resa operativa dal Dipartimento della Protezione civile nei giorni immediatamente successivi al terremoto del 6 aprile 2009.
Per quanto riguarda i dipendenti comunali che lavorano presso la SGE (che peraltro sono 7 e non 10, oltre a 8 collaboratori assunti appositamente per procedere con l’assegnazione del Progetto C.A.S.E.), essi sono stati assegnati alla Struttura da un decreto del Commissario Gianni Chiodi, su richiesta del Sindaco Massimo Cialente, per eseguire compiti di rilevante importanza connessi all’assegnazione degli alloggi antisimici (Progetto C.A.S.E e MAP) e del Fondo immobiliare e per procedere ai controlli necessari, affinché sia garantita equità, legittimità e trasparenza nelle procedure di consegna e revoca degli alloggi medesimi. I criteri per l’assegnazione degli alloggi in questione sono stati consegnati alcuni mesi fa al Consigliere comunale Enzo Lombardi, Presidente della commissione consiliare “Garanzia e Controllo” di cui fanno parte anche i Consiglieri comunali Mancini e Perilli che quindi hanno piena disponibilità degli atti. Durante la seduta di Commissione che ha affrontato tali questioni sono stati prodotti e consegnati file di dati e documenti ed, inoltre, è stato chiesto al Garante della Privacy la possibilità di fornire gli ulteriori dati che sono stati richiesti. Il tutto a garanzia della massima trasparenza delle operazioni; si ricorda, peraltro, che tutti i cittadini possono presentare richiesta di accesso agli atti secondo quanto stabilisce la legge.
Sugli appartamenti di Barete citati nella conferenza stampa, si precisa che questi non fanno parte del Fondo immobiliare e non sono stati offerti in affitto, ma sono appartamenti pagati dal Comune dell’Aquila, in accordo con il Comune di Barete, che vengono offerti solo a coloro che al censimento di agosto 2009, pur avendo casa E, F o in zona rossa e, quindi, avendo diritto ad un alloggio del progetto C.A.S.E., a un MAP o a un’abitazione del Fondo, hanno preferito scegliere il contributo di autonoma sistemazione e poi hanno vissuto in albergo. Successivamente queste famiglie hanno avuto due alternative: continuare a percepire il contributo medesimo oppure ottenere un alloggio alternativo (non del Progetto C.A.S.E. o MAP, in quanto questi alloggi sono solo per chi li ha richiesti nel censimento citato). Ma alcune famiglie hanno rifiutato questi alloggi.
Le regole sul cambio di residenza sono fissate dalla OPCM 3754/2009 per quanto riguarda il contributo di autonoma sistemazione. Tuttavia, anche raccogliendo le istanze dei Comuni e dei cittadini, la SGE sta valutando un orientamento – che è ancora da formalizzare, in relazione alle specifiche richieste che arriveranno – che sarebbe meno penalizzante, ai fini del mantenimento del beneficio nei confronti di chi ha cambiato abitazione entro il periodo in cui, ad esempio, tale modifica era indispensabile per ottenere gli allacci e le forniture di energia elettrica con le tariffe agevolate. Per quanto riguarda, invece, i contratti di affitto concordato, recentemente è stato chiarito che il cambio di residenza nell’alloggio in questo caso non comporta la perdita dell’assistenza poiché si tratta di “alloggio provvisorio” assegnato, di fatto, dal Comune.
Infine, relativamente al risarcimento dei mobili danneggiati, la SGE ha trasferito sin dal mese di settembre 2010 al Comune le somme richieste, ed è quest’ultimo ente che dovrebbe provvedere a liquidarle. Si può solo aggiungere – anche se è la stessa Municipalità a dover rispondere – che la SGE è a conoscenza del fatto che l’Amministrazione comunale, anche in seguito a diversi confronti con la Struttura medesima, stia per pubblicare un modulo da riempire, che renderebbe ancora più trasparente e sicura la concessione dei benefici in questione, previsti dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3789/2009.


18 Marzo 2011

Categoria : Cronaca
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