Città policentrica e assistenza sanitaria


L’Aquila – (di Giovanni Farello, Paolo Evangelista – Associazione “Policentrica”) – (Foto: la periferia ovest dell’Aquila e gli aggregati periferici sempre più numerosi) – Il principio della salute pubblica, sancito dalla Costituzione come Diritto alla Salute, prevede la globale tutela non solo della salute fisica e mentale, ma anche di quella sociale, ambientale e culturale.
Non solo, quindi, la prevenzione e la cura fisica ma l’insieme delle azioni da intraprendere per garantire a tutti i cittadini un “benessere globale”.
Se il progetto di una “Città Policentrica” così come da noi interpretato può rappresentare un miglioramento della qualità della vita, lo stesso deve essere collegato con un completo e rinnovato progetto dell’assistenza sanitaria nel nostro territorio.
Se già prima dell’evento sismico dello scorso 2009 nel nostro territorio era ancora presente una visione “ospedalocentrica” della salute pubblica, ove l’ospedale rappresentava, nel pubblico immaginario, la prima risposta alla domanda di prestazioni sanitarie, dopo il sisma tale situazione si è ulteriormente radicalizzata.
I rapporti conflittuali tra Ospedale e Facoltà di Medicina, l’assenza di una qualsivoglia integrazione tra ospedale e medicina – pediatria di famiglia, nonché la marginale presenza dei servizi territoriali quali residenze sanitarie assistite e/o assistenza domiciliare integrata non consentivano prima, e non consentono ora, lo sviluppo di quella “sanità diffusa” che da una parte migliora l’assistenza e dall’altra è in grado di diminuirne i costi.
Nel post-terremoto alla distruzione materiale delle strutture sanitarie è seguito un confuso tentativo di “ricostruire” ancor più drammatico : non vi è stata un’analisi lucida e attenta dei mutati bisogni di una popolazione non più concentrata nella Città, ma disgregata in 19 nuovi insediamenti distanti gli uni dagli altri.
Abbiamo assistito a moltissime iniziative, tutte animate da infinita buona volontà, che sono state, però, puntiformi, scollegate fra di loro, iniziative troppo spesso decise da enti, istituzioni o altro che poco o nulla sapevano dei nostri reali bisogni e assai lontane da un seppur minimo disegno progettuale globale che avrebbe consentito di “costruire” un moderno e più efficiente sistema di assistenza sanitaria.
Rispondere al bisogno di salute di una Città che ha visto il suo tessuto umano e sociale frammentarsi, implica una nuova dislocazione dei servizi territoriali, la creazione di una rete interconnessa, anche per via telematica, i cui nodi principali devono essere collocati in prossimità dei nuovi insediamenti urbani, facilmente raggiungibili e polivalenti : dal centro prelievi alle prestazioni ambulatoriali, dall’espletamento di funzioni burocratiche alla somministrazione di farmaci ai malati cronici, logica sede del medico di medicina generale come del pediatra di base e, soprattutto dei servizi sociali fondamentali per una popolazione che ha vissuto un trauma emotivo di impensabile portata.
L’inversione della visione “ospedalocentrica”, la programmazione di una sanità diffusa in grado di rispondere in modo tempestivo ed efficace ai bisogni di salute rappresentano una tappa fondamentale per la costruzione di quella Città Policentrica che noi tutti sogniamo di realizzare.

Giovanni Farello, Paolo Evangelista

Associazione “Policentrica”


16 Aprile 2011

Categoria : Cronaca
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