“Abruzzo? Indietro di decenni”


L’Aquila – (di Angelo Ludovici, PdCI) – La semplificazione o lo schematismo linguistico del “Patto per l’Abruzzo” non riescono a nascondere la situazione complessa in cui si trova a vivere la Regione in questa fase.
Da due anni la Regione è tornata indietro di alcuni decenni in termini di sviluppo considerando che il Pil s’è ridotto di almeno il 6%, la disoccupazione è quasi a due cifre (9,4%), la cassa integrazione è a livelli stratosferici (oltre 25 milioni di ore nel 2010).Il documento è stato sottoscritto da 50 enti, organizzazioni sindacali, associazioni e partiti, compreso il gruppo consiliare regionale del PdCI. La sottoscrizione da parte del partito a cui faccio riferimento è un dato importante ed è un’assunzione di responsabilità rispetto alla gravità della situazione. Il problema è che il documento presenta delle debolezze politiche che vanno approfondite e chiarite.Il “Patto” di per se è una brutta parola ma, dovendo rispondere in qualche modo a direttive europee, per lo svincolo dei fondi messi a disposizione dalla stessa, diciamo che esso non è un’eccezione e un dato straordinario, ma una necessità.Il problema è che questa sottoscrizione con questo largo arco di forze può anche rappresentare un punto di debolezza, soprattutto per la maggioranza che governa la Regione. La sua assunzione di responsabilità può venire meno ed i pesanti tagli operati sul sociale e sulla cultura possono passare in second’ordine. In fondo, mentre il Presidente inneggia al fatto che il debito della sanità s’è ridotto, gli abruzzesi si trovano a pagare l’aumento dell’accise sui carburanti per ripianare proprio il debito della sanità. Se in una Regione le uscite sono superiori alle entrate, se il costo della sanità si aggira sull’87% del bilancio, ogni discussione sul “rilancio della competitività delle imprese”, sulla “crescita occupazionale qualificata”, sul “benessere dei cittadini e dei lavoratori ed il recupero del valore della responsabilità quale fattore di sviluppo e democrazia reale”, sono parole vuote e senza significato.
E’ questa scarsa approssimazione che deve preoccupare; non si capisce bene dove avviene non solo il vincolo tra i sottoscrittori ma anche lo scambio politico tra forze economiche e sociali. Se non è chiaro questo rapporto, le premesse perché il documento sia “l’inizio” di un percorso, diventa impraticabile. Se ognuno pensa di aver fatto prigionieri il documento è l’ennesimo atto per giustificare percorsi politici autonomi e non condivisibili.


16 Aprile 2011

Categoria : Politica
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