Terremoto: perchè non ci furono gli allarmi ed gli inviti alla prudenza?


L’Aquila – (di Gianfranco Colacito) – IL PROCESSO, GLI IMPUTATI E LA DOMANDA CRUCIALE – (Foto; Il Messaggero 1997 – La faglia a Onna, aprile 2009 – Boschi firma presente il sindaco per la sede INGV a L’Aquila: mai aperta – Il giudice Billi) - A tre udienze dall’inizio del processo alla Commissione Grandi Rischi, alcune cose sono chiare e solo chi non vuole, non le percepisce. Una domanda: perchè non ci furono allarmi, esortazioni alla prudenza? La scienza non è sotto processo, perchè i terremoti non si prevedono. Nè qui, nè altrove nel mondo: lo sappiamo bene anche dal terremoto du Fukushima, Giappone. Ma se non si prevedono, neppure si ecludono.
Tutti sanno che sull’autostrada ci sono e ci saranno incidenti. Nessuno può dire quando, dove e a chi toccheranno. Ma i punti pericolosi si inviduano e si collocano segnali e divieti: l’allarme, non la previsione. Caso mai la predizione approssimativa e fondata.
E’ tutto qui il succo del discorso. Sarà entrato anche nelle teste dei più tetragoni? O forse di coloro che scelgono di esserlo, perchè subiscono – diciamo – influenze autorevoli? Le coscienze sanno, tuttavia, come stanno le cose in questo processo e la rumorosa, ma sbagliata, frase ad effetto del “processo alla scienza” dovrebbe finalmente sparire. Non c’entra nulla, non è un processo alla scienza nè poteva esserlo. Nessuno può essere processato per non essere capace di realizzare l’impossibile.
Il concetto del mancato allarme prima di quel 6 aprile 2009 comincia a farsi strada anche negli imputati. Tant’è che lo scienziato Enzo Boschi ha detto in sostanza: “Non spettava a me assumere iniziative”. E’ vero, ma conferma l’assunto: non ci fu allarme, nessuno disse alla gente di essere prudente, di dormire fuori casa, di allontanarsi da un’area che da mesi era interessata da terremoti.
Nessuna istituzione, nessuna autorità, niente: lo Stato non c’era.
Sarebbe bastato dire alle persone impaurite e in ansia: guardate che da queste parti ci sono stati molti terremoti, nella storia, e in molti casi sono cominciati così, con scosse dopo scosse, sempre più forti, quasi ininterrotte quelle più lievi. Strumenti sempre in fibrillazione dal mese di dicembre del 2008. Il terremoto era quasi perpetuo, la maggior parte dei frèmiti cupi e accompagnati da boati e brontolii, la gente li trascurava, non li avvertiva. A Paganica e altrove c’erano anche profondi boati che gelavano in sangue. Ma le scosse forti, superiori a 3 ml, erano anch’esse tante e continue. D’accordo, qualche volta lo sciame finisce senza esplodere. Ma tante altre volte non è così. Quindi, gente, attenzione e prudenza. Specie nelle decine e decine di edifici dichiaratamente a rischio, secondo elenchi nascosti, insabbiati, ignorati. Uno scienziato autorevole disse, ricordiamolo, nel 1997 che un forte sisma era probabile nell’Aquilano “entro una decina di anni”. Come è stato possibile celare, ignorare, oscurare una simile situazione?
In tribunale, forse, dovrebbero essere in parecchi, accanto agli imputati. Una città tre volte distrutta dal sisma, che verosimilmente doveva spettarsi un altro evento (l’ultimo rilevante ci fu nel 1950, 5 Richter, epicentro Campotosto), doveva prepararsi, avere una protezione civile efficiente, un’organizzazione di sgombero della popolazione, aree di raccolta. Non ne ha neppure adesso, dopo due anni e mezzo. Qui il terremoto è periodico, lo dice la storia. Oggi si processano gli ultimi arrivati (non la scienza, ripetiamo fino alla noia), ma tanti altri sono contumaci moralmente.


17 Ottobre 2011

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