Porte Sante, non c’è solo Collemaggio


L’Aquila – (di G.Col.) – SOLO IN ABRUZZO CE NE SONO ALMENO TRE – (Foto: la Porta Santa vaticana, aperta da Giovanni Paolo II) – Di Porte Sante in Italia ce ne sono diverse. Quella di Collemaggio, basilica in cui riposa papa Celestino (l’urna al momento è tuttavia altrove in sicurezza) è sicuramente la più importante al di fuori di Roma e del Vaticano, perchè voluta da quel Celestino V che lanciò il concetto di indulgenza dopo il pentimento, idea giubilare essenziale, che neppure Bonifacio VIII pare conoscesse molto bene, benchè se ne sia in seguito appropriato facendone un momento cruciale nelle liturgie e nei momenti più importanti dell’anno.
Le Porte Sante sono quattro a Roma (San Pietro, quindi a rigore Vaticano e non Roma; S.Giovanni in Laterano, San Paolo e Santa Maria Maggiore). Sono ovviamente le più importanti.
Una Porta Santa è nel Duomo di Orvieto, una se ne apre al Santuario del Volto Santo di Manoppello e un’altra nel Duomo di Atri. Dunque in Abruzzo ne esistono almeno tre. Sicuramente, ripetiamo, quella aquilana è la più importante, anche grazie al rito della Perdonanza che si ripete da secoli e alla bolla del persono, scritta da Celestino in persona.
Ciò spiega la decisione, ponderata, di compiere comunque il rito dell’apertura anche quest’anno, con la basilica tristemente chiusa perchè a rischio di crollo in caso di terremoti forti. Non sarebbero esistiti motivi validi per interrompere il rito, mentre sono urgenti gli interventi da compiere per mettere in sicurezza proprio la Porta Santa e la sua facciata, che viene descritta come “fuori piombo”, cioè pencolante.
Sarà il caso, per chi scrive dell’argomento e per gli improvvidi compilatori di guide, pubblicazioni turistiche, testi approssimativi e raffazzonati (più che altro copiati l’uno dagli altri…), non affermare che la Porta Santa di Collemaggio è l’unica d’Italia (addirittura al mondo, dice qualcuno con enfasi): in Abruzzo, pensate, ce ne sono altre due, quella di Atri istituita da Celestino V nel 1294 e celebrata ogni anno con un rito identico e coincidente nel significato con quello aquilano.
L’Abruzzo ha tesori storici e culturali, che gli abruzzesi ignorano, figuriamoci se possono conoscerli i turisti. Ma soprattutto soffre di un buio culturale che infetta la politica, dunque le decisioni istituzionali, soprattutto in materia di turismo. Un sintomo di pochezza e di mancata crescita, che si traduce anche in danno economico e di immagine.


20 Agosto 2013

Categoria : Storia & Cultura
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