Inchiesta crolli, frugata cassaforte Procura – Alfano inaugura uffici giudiziari provvisori


palazzo-giustizia1L’Aquila – Nel giorno in cui si riaprono, alla bene e meglio, gli uffici giudiziari presente il Ministro Alfano, si scopre un incredibile tentativo di furto addirittura negli uffici del procuratore capo Alfredo Rossini. Qualcuno, approfittando di una vigilanza evidentemente non eccezionale, ha potuto aprire la cassaforte in cui si trovano importanti documenti relativi all’inchiesta sui crolli e sui morti del terremoto. Facile, le chiavi erano a portata di mano e qualcuno lo sapeva bene. Mani ignote, per ora, almeno, e sicuramente mani che cercavano carte o documenti importanti, forse prove di colpe e responsabilità pesanti. Non relativi a vecchi processi, ma a recenti indagini istruttorie. Il materiale relativo a costruttori e impresari, ha spiegato la Procura, è comunque al sicuro: ci sono profili e screening di ogni costruttore e impresario, niente può sparire o essere rubato e distrutto. Ciò fa supporre che le indagini abbiano una direzione precisa, e riguardino certi ambienti. L’antico “cui prodest” latino è sempre molto attuale… Ironizzando come fa spesso con intelligenza saggia, il procuratore Rossini, alla cronista che gli chiedeva sesi fosse fatte già delle idee, il magistrato ha risposto: “Pensa che io sia scemo?”.
Il Ministro della giustizia, Alfano, ha inaugurato i nuovi uffici giudiziari (provvisori, ma per quanto tempo?) in un edificio che fu sede della Finanza a Bazzano. Ci sono procura generale e antimafia, procura, corte d’appello, tribunali e tutto l’apparato giudiziario sloggiato a forza dal vecchio e imponente palazzo di giustizia. L’edificio, ora lesionato e impraticabile, è della fine degli anni Sessanta. Fu inaugurato con il processo per la tragedia del Vajont, e ospitò poi una serie di grandi processi, tra i quali anche alcuni riguardanti il terrorismo e gli anni di piombo. Enorme, spazioso (spazio spesso sprecato, si diceva), pesante e ricco di marmi, progettato dall’ing. Emilio Tomassi e dai suoi collaboratori, il palazzaccio aquilano non è mai stato completato: 40 anni di lavori non finiti, secondo la consolidata tradizione aquilana delle eterne incompiute. Era sporco, tenebroso, pieno di tele di ragno e inferriate arrugginite, ridondante e brulicante di gente specie la mattina. Solo tre anni fa, erano cominciati i lavori per completarlo e adeguarlo a degna sede della corte d’appello abruzzese. Ora è finito, bisognerà consolidarlo o rifarlo tutto. Un mare di quattrini. Si stavano facendo altri lavori, e non si teneva conto del fatto che l’edificio era a rischio sismico. La solita incomprensibile (o troppo comprensibile) logica dell’inettitudine, dell’improvvisazione, degli sprechi senza costrutto. Il 6 aprile, è finito tutto. Incombe il rischio che qualcuno approfitti dell’occasione per ritentare di portar via (magari nell’immenso palazzaccio di Pescara) uffici e istituzioni che a L’Aquila sono sfollate come migliaia di abitanti. Alfano ha tentato di confortare tutti: “Lo Stato c’è, il servizio giustizia riprende. Non facciamo allarmismi sulle infiltrazioni mafiose: c’è una fortissima vigilanza. Il governa punta ad una vera ripartenza della vita”. (Nella foto il palazzo di giustizia com’era)


26 Maggio 2009

Categoria : Cronaca
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