Fratello fiume, viaggio sull’Aterno


L’Aquila – (Foto : antico mulino a Fontecchio) – Presentato ad Onna il libro di Sandro Cordeschi, David Maria Adacher e Antonio Porto. ”E’ un libro fatto con i piedi”, scherzano Sandro Cordeschi, David Maria Adacher, Antonio Porto, animatori dell’associazione Lhasa dell’Aquila, che nel nuovo centro polivalente di Onna, hanno presentato, sabato 19 febbraio, davanti una sala gremita, ”Fratello fiume”, volume a più voci e multi-disciplinare dedicato al fiume Aterno.
Un libro ”fatto con i piedi” nel senso letterale del termine, perchè Fratello fiume è il resoconto di ripetute escursioni nel territorio, di pazienti ricerche sul campo, un diario di viaggio dalle sorgenti del fiume, in un luogo inaccessibile e dimenticato su un colle nei pressi del lago di Campotosto, fino a Pescara, attraverso vestigia romane, monasteri e mulini, campi di antiche e tremende battaglie ed assedi, borghi turriti, necropoli e chiesette tratturali, gole, eremi e cascate.
Particolarmente significativa la tappa L’Aquila, città che scrisse sul suo stemma le parole ”Immota manet”, città ”che si credeva fondata sulla roccia”, e che invece, come anche il terremoto ha reso evidente, ha un’essenza aerea e liquida. Il suo nome deriva infatti da ”accule”, più che dal maestoso volatile, ovvero dalle ”piccole sorgenti” che sgorgano vicino al borgo della Rivera, dove tanti secoli fa furono posate le prime pietre della città.
”Il libro – spiega Sandro Cordeschi – contiene anche un messaggio politico: l’Aterno è un fiume che unisce, che scorre dalle montagne al mare, da L’Aquila a Pescara. Scrivere questo libro è stato per noi autori, tutti aquilani, un gesto di grande riconoscenza per la gente della costa che tanto ci ha aiutato nei momenti difficilissimi del post-terremoto”.
A moderare l’incontro il giornalista di Onna Giustino Parisse, che al suo fiume lega un intimo ricordo, concomitante al terremoto del 6 aprile 2009.
”Quella mattina guardavo la mia casa – racconta Parisse – crollata dalle fondamenta. Il tempo si era come fermato. Eppure, osservo ora, il sole quel giorno il sole era sorto ugualmente, la vita andava avanti e il fiume Aterno, alle mie spalle, continuava a scorrere. E aggiunge: ”Onna all’Aterno deve la vita, ed anche la morte. Il fiume ci ha dato terreni fertili grazie a cui da secoli gli onnesi hanno potuto vivere, e quegli stessi terreni la notte del sei aprile per la loro particolare natura geologica hanno determinato l’accelerazione delle onde sismiche che hanno portato la devastazione. Eppure oggi – conclude – è sempre dal fiume Aterno dobbiamo ripartire” E aggiunge a tal proposito Sandro Cordeschi: ”Non dimentichiamoci che c’è più storia e memoria lungo le rive dell’Aterno che in tutti gli stati Uniti d’America”.
Storia millenaria e una cultura materiale che nel libro viene ripercorsa da David Maria Adacher, dal paleolitico a i giorni nostri, e attraverso anche la trascrizione di preziose testimonianze di anziani abitanti delle valli dell’Aterno.
Antonio Porto, nel capitolo a lui affidato traccia un itinerario attraverso l’economia del fiume Aterno, soffermandosi in particolare sulla straordinaria una varietà di prodotti agricoli, che anche oggi rappresentano una risorsa non adeguatamente valorizzata. L’Aterno, è stato più volte sottolineato nel dibattito, dagli autori, può dunque diventare uno straordinario itinerario turistico, che è uno degli obiettivi per cui da anni si batte l’associazione Lhasa. Importante a tal fine l’istituzione di un parco fluviale, idea rimasta da anni solo sulla carta. Più che la realizzazione di pur utili infrastrutture, più che il cambio di destinazione d’uso e conseguente cementificazione di fertili paesaggi agrari, è importante anche riaprire ed attrezzare gli antichi sentieri lungo il fiume, tracciare e promuovere itinerari, risolvere l’annoso problema dei depuratori che non funzionano e che inquinano, rimettere in funzione gli antichi mulini, come quello di San Gregorio, più volte citato nel corso del dibattito. Mulino crollato a causa del sisma, e dove hanno trovato la morte i due anziani custodi di quello che per secoli era un tempio consacrato al pane. Restaurare quel mulino, far tornare a scorrere l’acqua dell’Aterno nelle raffòte, far ripartire i giri lenti delle macine in pietra: anche questo è un obiettivo di una ricostruzione che non si misura solo in metri cubi.


20 Febbraio 2011

Categoria : Cultura
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